Le 6 cose che non possono assolutamente mancare nel Whitepaper di un progetto cripto serio

La struttura classica di un whitepaper: tutto quello che non deve mancare nella “carta bianca” affinché un progetto sia legittimo.

La maggior parte dei moderni whitepaper segue uno schema comune.

whitepaper
Adobe Stock

La spina dorsale del documento è composta dalle seguenti sezioni (non necessariamente in quest’ordine):

  • Il ragionamento alla base del progetto.
  • La sua utilità e casi d’uso.
  • L’architettura blockchain dietro di esso.
  • La distribuzione e l’utilità del token.
  • Una roadmap.
  • Presentatione del team.

Affrontiamoli uno per uno.

Il ragionamento alla base del progetto

In questa sezione un whitepaper introduce il problema che il progetto vuole risolvere. In alternativa dipinge un quadro di come le cose vengono fatte ora e pone le basi per la sua soluzione come punto di svolta. Considera la prima frase del white paper Stellar:

L’infrastruttura finanziaria è attualmente un insieme di disordinati sistemi chiusi“.

Stellar è una criptovaluta che offre un’alternativa ai tradizionali sistemi di pagamento. La sua prima frase affronta immediatamente il problema. Successivamente continua a presentare il proprio prodotto come soluzione a questo problema. La lunghezza di questa sezione varia a seconda dei casi. Alcuni scelgono di descrivere il problema in dettaglio. Altri lo affrontano solo brevemente ed elaborano di più sulla proposta di valore della criptovaluta.

La sua utilità e casi d’uso

La sezione successiva introduce la soluzione al problema. Esempi noti possono essere:
  • Una nuova blockchain che migliora i punti deboli delle vecchie chain.
  • Un protocollo DeFi che fa meglio dei suoi numerosi predecessori.
  • Un gioco play-to-earn che consente ai players di guadagnare dalle proprie risorse NFT.
  • Un progetto che fornisce un’infrastruttura blockchain, come ad esempio gli oracoli.
In questa sezione il whitepaper spiega in che modo il progetto differisce dai potenziali concorrenti, quale innovazione introduce, come viene utilizzata tale innovazione e perché ne abbiamo bisogno. In genere è la parte più importante del whitepaper e un modo semplice per differenziare un buon progetto da uno scadente e vagamente truffaldino.
Un buon esempio è il whitepaper di Presearch. Presearch è un motore di ricerca decentralizzato, ed il whitepaper spiega in dettaglio come intende sfidare i motori di ricerca centralizzati come Google, e perché questo è necessario. Delinea inoltre le sfide chiave e come la community può partecipare.
Uno degli innumerevoli esempi di whitepaper scadente è quello di Golden Ball. Il progetto promette di essere una piattaforma di scommesse costruita su blockchain, ma il whitepaper non fornisce quasi nessuna informazione utile su come intende realizzarlo. Soprattutto attenzione alle memecoin ed i progetti pensati solo per arricchirsi rapidamente: hanno quasi sempre whitepaper scarsi e senza alcuna utilità di progetto.

L’architettura blockchain 

Se il prodotto è una blockchain, un buon whitepaper può spiegarne il funzionamento e come si differenzia dai suoi concorrenti. Delinea il meccanismo di consenso e il vantaggio competitivo della nuova chain. Se si tratta di una dApp o di un gioco play-to-earn, il white paper dovrebbe spiegare su quale chain è costruito e perché il team ha scelto questa particolare blockchain.
Un buon esempio è Verasity, una piattaforma video per il web3. Sebbene non sia basato su blockchain, il whitepaper spiega in dettaglio come la tecnologia di Verasity crei valore per i suoi investitori.

La distribuzione e l’utilità del token

Questa è una parte fondamentale del paper ed è un altro modo per individuare le mele marce. Un buon whitepaper spiega in modo trasparente come vengono allocati i token, qual è la divisione della tokenomics e a quale prezzo sono state condotte le vendite private.
Un whitepaper scadente ometterà alcune o tutte queste informazioni. Il whitepaper dovrebbe anche spiegare qual è l’utilità del token e se ci sono meccanismi che ne limitano la crescita o addirittura burnano i token emessi.

A volte anche i principali progetti su blockchain forniscono pochissimi dettagli sulla propria tokenomics. Poiché la distribuzione del token è la chiave per il successo futuro di un token (spesso più della sua utilità), dovresti osservare molto bene quanto è dettagliata questa sezione. La maggior parte dei team oggi sa che gli investitori vogliono conoscere la distribuzione dei token, e forniscono una sezione appositamente per questo.

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La roadmap

Quasi tutti i whitepaper forniscono una sorta di tabella di marcia. Quelli legittimi entrano nei dettagli e hanno obiettivi realistici che aumentano l’utilità del progetto quindi del token. Whitepaper scadenti elencheranno obiettivi molto vaghi, campagne di marketing e aggiornamenti del sito Web. Sebbene questi punti possano far avanzare un progetto, mettono anche in dubbio l’orientamento a lungo termine.
Un esempio di roadmap sospetta è quella del famigerato Pi Network. La sua “tabella di marcia” è composta da tre paragrafi scritti malissimo, che non forniscono informazioni sostanziali sul futuro del progetto.

Il team

Infine il whitepaper dovrebbe contenere alcune informazioni sul team che sviluppa il progetto. Bitcoin è stato inventato dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto, che non ha fornito alcuna informazione su se stesso. Ma Bitcoin è solo l’eccezione alla regola, e diciamo anche che poteva permetterselo.
Dovresti sempre cercare informazioni sulle persone dietro il progetto, anonime o meno. Anche gli sviluppatori anonimi possono creare fiducia fornendo alcune informazioni sul proprio background. Poche o peggio nessuna informazione su chi ha creato un token generalmente ne aumenta il rischio di investimento.