L’Agenzia delle Entrate ha avviato una massiccia campagna di verifiche sui bonus edilizi. Nel mirino ci sono migliaia di contribuenti che hanno usufruito di Superbonus e altre agevolazioni per la casa. La stretta punta a scovare le frodi e a recuperare i crediti d’imposta non spettanti, con controlli che dureranno anni.
La stagione dei bonus edilizi facili è ufficialmente terminata, lasciando il posto a una fase di rigorosi controlli fiscali. L’Agenzia delle Entrate ha messo in moto la sua complessa macchina ispettiva per passare al setaccio le pratiche relative al Superbonus e agli altri bonus casa che hanno caratterizzato gli ultimi anni. L’obiettivo è duplice: da un lato, contrastare il vasto fenomeno delle frodi, che secondo stime della Guardia di Finanza ha raggiunto cifre miliardarie; dall’altro, verificare la correttezza formale e sostanziale delle agevolazioni fruite dai contribuenti.

Grazie all’incrocio dei dati presenti nelle sue banche dati, alimentate da sistemi di analisi come l’applicativo VEGA, e all’uso di sofisticati algoritmi di analisi del rischio, il Fisco è ora in grado di individuare con precisione le anomalie e le incongruenze che possono nascondere un illecito.
La strategia dell’Agenzia delle Entrate: cosa viene controllato e come
Le verifiche dell’Agenzia delle Entrate non si limitano a un semplice controllo formale della documentazione. Come evidenziato da diverse fonti di settore, tra cui Trading.it, gli accertamenti mirano a verificare la sussistenza stessa dei requisiti che danno diritto al beneficio fiscale. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono in particolare la veridicità delle asseverazioni tecniche, la congruità delle spese sostenute e l’effettiva esecuzione dei lavori, scovando cantieri fantasma o fatture gonfiate. Gli ispettori controllano meticolosamente ogni documento: dalle fatture ai bonifici parlanti, passando per gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) prima e dopo l’intervento.

Un’attenzione particolare è rivolta ai casi di cessione del credito, dove viene esaminata l’intera catena di passaggi per escludere operazioni fittizie, spesso innescando controlli anche a seguito di segnalazioni provenienti da banche e intermediari finanziari. Vengono inoltre incrociati i dati catastali degli immobili con la tipologia di lavori dichiarati, alla ricerca di possibili discrepanze che possano fungere da campanello d’allarme per un controllo più approfondito.
I rischi per i contribuenti: sanzioni e recupero del credito
Il rischio maggiore per il contribuente in caso di irregolarità è il recupero del credito d’imposta non spettante. Se l’accertamento fiscale ha esito negativo, l’Agenzia procederà a richiedere la restituzione dell’intera somma, maggiorata di interessi e pesanti sanzioni. Secondo la normativa, le sanzioni possono variare dal 100% al 200% del credito indebitamente utilizzato. È cruciale comprendere che la responsabilità non ricade solo sulle imprese. Anche il committente può essere chiamato a rispondere in solido, nel cosiddetto “concorso in violazione”, qualora il Fisco dimostri una sua negligenza nella scelta dell’impresa o la consapevolezza dell’illecito.
La mancanza di una minima diligenza, come la verifica dell’idoneità tecnica della ditta, può essere sufficiente per essere coinvolti. Il Fisco ha inoltre molto tempo per agire: i termini per la notifica di un atto di recupero sono fissati, come chiarito in diverse circolari, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo del credito. Una volta notificato l’atto, se non si provvede al pagamento, la pratica passa all’Agente della Riscossione per l’emissione della cartella esattoriale.





