Il prezzo del petrolio torna a salire e riporta sotto pressione benzina e diesel. Il Governo guidato da Giorgia Meloni studia il possibile utilizzo delle accise mobili per contenere gli effetti dei rincari alla pompa. Tra dati sul Brent, regole fiscali e tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran, la decisione potrebbe arrivare in tempi brevi.
Carburanti, prezzi energetici, politica fiscale e mercati internazionali tornano al centro del dibattito economico italiano. L’aumento del petrolio Brent, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dal conflitto con l’Iran, riaccende l’attenzione sul costo di benzina e gasolio. Il Governo monitora l’andamento dei mercati mentre il Ministero delle Imprese e il Garante per la sorveglianza dei prezzi analizzano i dati sui listini energetici.

Sul tavolo entra così uno strumento già previsto dalla normativa: le accise mobili. Il meccanismo consente di intervenire sulle imposte dei carburanti utilizzando l’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi del petrolio. La questione non riguarda soltanto il pieno degli automobilisti. L’andamento dei carburanti incide su trasporti, logistica, distribuzione delle merci e inflazione, con effetti diretti su famiglie e imprese.
Accise mobili e prezzo del petrolio: il possibile intervento del Governo
L’indicazione di valutare l’attivazione delle accise mobili è arrivata direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta sul tema del caro carburanti in relazione agli sviluppi della guerra in Medio Oriente. Il Governo segue con attenzione i dati sul petrolio e sulle quotazioni energetiche, mentre il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato una riunione d’urgenza per fornire le informazioni necessarie all’esecutivo.
L’ipotesi allo studio prevede l’attivazione del meccanismo nel caso in cui l’aumento dei prezzi si consolidi e rispetti i parametri fissati dalla legge. Dopo la riforma introdotta nel 2023 con il Decreto Carburanti, l’esecutivo dispone di una maggiore flessibilità operativa e non deve più attendere la precedente cadenza trimestrale per intervenire.
Il sistema delle accise mobili nasce con la Finanziaria 2008 e consente di utilizzare parte dell’extragettito IVA generato dal caro petrolio per ridurre temporaneamente le accise su benzina e gasolio. In base alle regole aggiornate, il calcolo si basa sul confronto tra il prezzo del greggio indicato nell’ultimo documento di finanza pubblica e la media dei prezzi registrati nel bimestre precedente al possibile decreto. Nel meccanismo entra anche l’eventuale andamento del quadrimestre precedente e non esiste più la soglia minima del 2% che in passato limitava l’attivazione dello strumento.
Il riferimento principale resta il Documento Programmatico di Bilancio 2026, che fissa il prezzo del petrolio Brent a 66,1 dollari al barile. Le elaborazioni della FIGISC pubblicate il 7 marzo indicano però valori superiori: la media di febbraio 2026 raggiunge 70,99 dollari al barile, mentre quella di gennaio 2026 si colloca a 66,34 dollari. I numeri suggeriscono quindi uno scostamento rispetto al livello di riferimento utilizzato nei conti pubblici. I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze devono comunque validare i dati secondo la formula prevista dalla normativa. Solo dopo questa verifica il Governo potrà decidere se emanare un decreto per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti.
L’eventuale intervento avrebbe un impatto immediato sui prezzi alla pompa di benzina e diesel. Un alleggerimento fiscale, anche limitato, potrebbe rallentare la crescita dei costi proprio mentre il conflitto in Medio Oriente aumenta la pressione sui mercati energetici e sulle rotte commerciali del Golfo Persico.
Il tema interessa direttamente famiglie e pendolari che utilizzano l’auto per lavoro, ma riguarda anche il sistema produttivo. Le imprese e l’autotrasporto assorbono rapidamente l’aumento del gasolio e trasferiscono parte dei costi lungo la filiera logistica. Il rincaro dei carburanti influisce quindi sulle consegne, sulle trasferte commerciali e sul trasporto delle merci, con effetti potenziali sui prezzi finali dei beni.





