Dal 1° gennaio 2026 il versamento del TFR al Fondo di Tesoreria Inps segue una doppia verifica occupazionale. La Manovra 2026 introduce nuove soglie dimensionali che si affiancano alla disciplina in vigore dal 2007. Le aziende dovranno controllare ogni anno la media dei dipendenti per capire se scatta l’obbligo contributivo.
La gestione del TFR, il rapporto tra imprese e Inps, la verifica della media occupazionale, le nuove soglie dimensionali e le scadenze contributive tornano al centro dell’attenzione con l’entrata in vigore della Manovra 2026. La riforma della previdenza integrativa non sostituisce la disciplina precedente, ma la affianca, creando un sistema a doppio binario che impone controlli più attenti e continui.

Il tema riguarda direttamente il Fondo di Tesoreria Inps, la pianificazione finanziaria aziendale e la gestione delle quote di Trattamento di Fine Rapporto maturate dai lavoratori subordinati. Le nuove regole incidono sull’organizzazione interna delle imprese e impongono verifiche periodiche sul numero medio degli addetti. Con la Circolare n. 12/2026, l’INPS ha chiarito come applicare la novella normativa e come coordinare il nuovo criterio con quello già operativo dal 2007.
Doppia verifica e nuove soglie: come cambia l’obbligo di versamento del TFR
Dal 2007 l’obbligo di conferire il TFR al Fondo di Tesoreria scatta in base alla dimensione dell’impresa nell’anno di costituzione. Se l’azienda raggiunge una media di 50 dipendenti in quell’anno, deve versare le quote maturate fin dall’inizio dell’attività.
Dal 1° gennaio 2026 entra in gioco un secondo criterio, introdotto dalla Manovra 2026 e disciplinato dalla Circolare INPS n. 12/2026. Per le aziende già attive fino al 2024, l’obbligo non si collega più solo all’anno di nascita, ma alla media dei dipendenti dell’anno solare precedente. Se nel 2025 l’impresa raggiunge o supera i 60 addetti, dovrà versare al Fondo le quote maturate dal 1° gennaio 2026. La soglia scenderà a 50 dipendenti negli anni 2028-2031 e a 40 dal 2032.
Il sistema funziona quindi su due binari paralleli. Le aziende di nuova costituzione continuano ad applicare la regola storica: se nel primo anno raggiungono la media di 50 addetti, scatta l’obbligo retroattivo dal mese di avvio. Le imprese già esistenti al 2024, invece, devono verificare ogni anno la media occupazionale dell’anno precedente per capire se superano la nuova soglia prevista dalla riforma.
La verifica non si esaurisce in un controllo una tantum. Le aziende che non superano la soglia devono ripetere il calcolo ogni anno. Se, ad esempio, un’impresa non raggiunge i 60 dipendenti nel 2025, dovrà effettuare una nuova verifica nel 2027 sulla base della media del 2026. Una volta scattato l’obbligo, eventuali riduzioni successive del personale non lo fanno venir meno.
La determinazione della soglia dimensionale avviene sulla base della media annuale dei lavoratori subordinati in forza nell’anno precedente rispetto al periodo di paga considerato. Rientrano nel conteggio tutti i dipendenti, a prescindere dalla tipologia contrattuale e dall’orario di lavoro. I lavoratori part-time si computano in proporzione all’orario svolto, sommando mensilmente le ore individuali e rapportandole al tempo pieno, con arrotondamento all’unità quando la frazione supera la metà dell’orario normale.
Un caso pratico chiarisce la portata delle nuove regole. Se un datore di lavoro avvia l’attività ad aprile 2025 e nello stesso anno raggiunge una media di 50 dipendenti, deve versare al Fondo di Tesoreria le quote di TFR maturate fin dall’inizio dell’attività, anche se si trova nel primo anno. Se invece l’azienda è nata prima del 2025, non aveva raggiunto la soglia dei 50 dipendenti nell’anno di costituzione e nel 2025 supera la media di 60 addetti, l’obbligo decorre dal 1° gennaio 2026 e riguarda solo le quote maturate da quella data.
Per consentire alle imprese di adeguarsi, l’Inps ha fissato una finestra di regolarizzazione: anche se l’obbligo decorre formalmente da gennaio 2026, i datori di lavoro possono versare le quote arretrate entro il 16 maggio 2026 senza sanzioni.
La gestione del TFR al Fondo di Tesoreria Inps diventa così più articolata e richiede un monitoraggio costante della forza lavoro. La riforma non modifica il principio di fondo, ma amplia le occasioni in cui può scattare l’obbligo, imponendo alle imprese una pianificazione previdenziale e contributiva ancora più attenta.





