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Economia

Conti correnti e Fisco: l’Italia costretta a cambiare rotta, la sentenza di gennaio che modifica tutto

Pubblicato da
Angelina Tortora

I controlli sui conti correnti finiscono sotto la lente dell’Europa. Una sentenza dell’8 gennaio modifica il perimetro delle verifiche fiscali e impone al contribuente una tutela giudiziaria immediata. Per l’Italia si apre una fase delicata tra diritti, accertamenti e nuove regole.

Con una decisione dell’8 gennaio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per l’assenza di una tutela giudiziaria immediata nei controlli fiscali sui conti correnti.

Conti correnti e Fisco: l’Italia costretta a cambiare rotta, la sentenza di gennaio che modifica tutto (Crypto.it)

La questione riguarda la possibilità di rivolgersi a un giudice in tempi brevi, prima che l’indagine finanziaria incida concretamente sulla sfera privata. La Corte ha ritenuto insufficiente la difesa differita, che interviene solo dopo l’eventuale emissione di un avviso di accertamento. In assenza di un rimedio immediato, il diritto di difesa non risulta pienamente garantito.

Controlli del Fisco sui conti correnti: tutela immediata, cambia tutto

La pronuncia scuote l’assetto dei poteri dell’Agenzia delle Entrate, chiamata ora a confrontarsi con un principio chiaro: l’accesso ai conti correnti non può tradursi in un controllo privo di filtro giurisdizionale tempestivo. Il tema è arrivato in Parlamento con un question time in Commissione Finanze alla Camera, promosso da deputati di Fratelli d’Italia e firmato, tra gli altri, da Guerino Testa. Il sottosegretario Federico Freni, intervenuto per il Ministero dell’Economia, ha riconosciuto la delicatezza del dossier e ha annunciato approfondimenti per adeguare la normativa senza compromettere l’attività di recupero dell’evasione.

Il Fisco richiama l’esistenza del contraddittorio, cioè la fase in cui il contribuente può fornire chiarimenti prima dell’accertamento definitivo, e sottolinea che ogni indagine dovrebbe poggiare su un’analisi del rischio. Tuttavia, la sentenza europea evidenzia che questo meccanismo non sostituisce la necessità di una tutela giudiziaria immediata.

Concordato preventivo e rischio accertamenti: cosa cambia per le partite Iva

Nel frattempo, il dibattito sui controlli si intreccia con il concordato preventivo biennale 2024-2025. Circa 460mila partite Iva hanno aderito all’accordo con il Fisco, accettando di versare un importo concordato per due anni in cambio di una minore esposizione ai controlli. Tra questi figurano 188.600 contribuenti con punteggi Isa inferiori a 8, che hanno scelto lo strumento per ridurre il rischio di verifiche.

Chi aderisce deve distinguere tra decadenza e cessazione dell’accordo. La decadenza interviene quando il contribuente viola gli impegni o adotta comportamenti non trasparenti, con la conseguenza di perdere il beneficio per entrambi gli anni e di dover versare quanto dovuto, oltre alle eventuali sanzioni. La cessazione, invece, deriva da eventi che modificano in modo sostanziale la situazione, come la chiusura dell’attività, e non comporta effetti punitivi analoghi.

Il governo ha chiarito che, in caso di decadenza, restano dovute le somme promesse se superiori a quelle ordinarie. In questo contesto, la sentenza della Corte di Strasburgo assume un rilievo ancora maggiore: mentre molti contribuenti scelgono strumenti di compliance per evitare accertamenti invasivi, l’Europa richiama l’Italia a rafforzare le garanzie di chi subisce un controllo sui propri conti correnti.

Il rapporto tra lotta all’evasione, poteri istruttori e diritti fondamentali entra così in una fase di revisione normativa. Nei prossimi mesi, l’equilibrio tra efficienza dell’azione fiscale e tutela immediata del contribuente diventerà il vero terreno di confronto tra Stato e cittadini.

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