La Certificazione Unica 2026 cambia passo e ridisegna tempi e confini dell’adempimento fiscale. Il nuovo modello ufficiale recepisce le novità normative del 2025, chiarisce le esenzioni per i forfettari e sposta le scadenze per autonomi e Partite IVA. Un aggiornamento che incide direttamente su dichiarazione precompilata, invii telematici e responsabilità dei sostituti d’imposta.
La Certificazione Unica 2026 torna al centro dell’attenzione di professionisti, intermediari e contribuenti perché segna un nuovo equilibrio tra obblighi informativi e calendario fiscale. Il modello CU 2026, approvato dall’Agenzia delle Entrate il 15 gennaio 2026, fotografa i redditi corrisposti nel 2025 e introduce aggiustamenti mirati che incidono soprattutto sul lavoro autonomo, sulle Partite IVA e sulla dichiarazione dei redditi precompilata. Le modifiche non rivoluzionano l’impianto, ma cambiano tempi, perimetro e modalità operative, con effetti concreti sulla gestione degli adempimenti.

La Certificazione Unica è il punto di raccordo tra sostituti d’imposta, contribuenti e Amministrazione finanziaria, ma si adatta a un sistema che punta a una maggiore coerenza tra flussi informativi e scadenze dichiarative. Capire cosa cambia nel modello aggiornato, perché alcune certificazioni non servono più e come gestire i nuovi termini diventa essenziale per evitare errori che possono riflettersi direttamente sull’imposta dovuta.
Certificazione Unica 2026: cosa cambia davvero tra modello, esenzioni e nuove scadenze
Il modello CU 2026 mantiene una struttura ormai consolidata, con una sezione anagrafica e quadri distinti per redditi di lavoro dipendente e assimilati, redditi di lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi, oltre ai dati fiscali, previdenziali e assistenziali. L’Agenzia delle Entrate aggiorna però campi e codifiche per allinearli alle norme entrate in vigore nel corso del 2025, così da rendere i dati immediatamente utilizzabili per la precompilata.
Le novità più rilevanti riguardano proprio il lavoro autonomo. Il modello recepisce in modo esplicito l’esenzione dalla Certificazione Unica per i compensi percepiti dai contribuenti in regime forfettario. Dal 2025 questi importi non rientrano più nell’obbligo di certificazione e la CU 2026 riduce di conseguenza l’ambito dell’adempimento per chi corrisponde compensi a professionisti e autonomi forfettari. In termini pratici, il sostituto d’imposta non deve più trasmettere dati che non confluiscono nella determinazione dell’imposta, con un alleggerimento operativo coerente con il regime agevolato.
Accanto alle esenzioni, cambia il calendario. Per i redditi di lavoro autonomo e per le provvigioni legate a rapporti continuativi come commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento di affari, la trasmissione telematica della CU slitta dal 31 marzo al 30 aprile 2026. Il differimento riconosce tempi più realistici di raccolta e verifica dei dati, soprattutto per intermediari e software house che devono rispettare le specifiche tecniche approvate insieme al modello.
Lo spostamento delle scadenze produce effetti diretti anche sulla dichiarazione dei redditi precompilata delle Partite IVA. Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate rende disponibile la precompilata non più entro il 30 aprile, ma entro il 20 maggio, proprio per consentire l’integrazione completa delle Certificazioni Uniche trasmesse entro fine aprile. Il collegamento tra CU e precompilata diventa così più lineare e riduce il rischio di dati mancanti o incoerenti.
Dal punto di vista operativo, la Certificazione Unica 2026 richiede attenzione soprattutto in fase di compilazione e invio. Le nuove specifiche tecniche definiscono formati e controlli stringenti e rendono cruciale l’allineamento tra i dati certificati e quelli che alimentano la dichiarazione. Un errore nella CU non resta confinato all’adempimento del sostituto, ma incide direttamente sulla posizione fiscale del percettore.





