Pensione di reversibilità tra coniuge e figlio: come funziona davvero

Quando entra in gioco un figlio disabile maggiorenne, la pensione di reversibilità non segue sempre lo schema che molti danno per scontato. Le percentuali cambiano, ma soprattutto cambia il destino dell’assegno nel tempo, anche dopo la scomparsa del coniuge superstite. È qui che nascono i dubbi più frequenti.

Il tema della pensione di reversibilità, soprattutto in presenza di coniuge casalingo e figlio disabile a carico, riguarda migliaia di famiglie e solleva interrogativi concreti sul futuro economico dei superstiti.

Pensione di reversibilità
Pensione di reversibilità tra coniuge e figlio: come funziona davvero (Crypto.it)

Capire come funziona la ripartizione, quali percentuali spettano e cosa accade nel tempo diventa essenziale per chi vuole tutelare i propri familiari. Dietro una domanda apparentemente semplice si nasconde un meccanismo preciso, che segue regole diverse a seconda dei soggetti coinvolti e dei requisiti posseduti.

Pensione di reversibilità tra coniuge e figlio disabile: le nuove regole

La pensione di reversibilità spetta ai familiari superstiti secondo percentuali che variano in base al numero degli aventi diritto. Quando il coniuge rappresenta l’unico beneficiario, l’assegno corrisponde al 60% della pensione originaria. La situazione cambia nel momento in cui, accanto al coniuge, risulta titolare anche un figlio.

Nel caso specifico di moglie casalinga e figlio disabile maggiorenne, la reversibilità spetta a entrambi a condizione che il figlio risulti inabile al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso. In questa ipotesi, la legge riconosce un’unica pensione di reversibilità pari all’80% della pensione del dante causa. Non si tratta quindi di due assegni distinti, ma di un solo trattamento complessivo destinato ai superstiti.

Un aspetto centrale, spesso poco chiaro, riguarda il futuro dell’assegno. Alla morte del coniuge superstite, la pensione non subisce riduzioni. Il figlio disabile continua a percepire l’intero importo dell’80%, mantenendo lo stesso trattamento economico già riconosciuto in precedenza. Questo passaggio automatico garantisce continuità di tutela al figlio, senza necessità di una nuova rideterminazione della percentuale.

Il caso pratico mostra quindi una regola fondamentale: la presenza del figlio disabile maggiorenne incide non solo sull’accesso alla reversibilità, ma anche sulla stabilità dell’importo nel tempo. Comprendere questo meccanismo permette di evitare interpretazioni errate e di pianificare con maggiore consapevolezza la protezione economica dei familiari più fragili.

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