Ho ereditato centomila euro e li ho messi in BTP: rischio di perdere la pensione di invalidità?

Quando la salute si spezza e il lavoro diventa impossibile, la pensione di invalidità non è più solo una pratica, ma un sostegno che può cambiare la vita. C’è chi teme che i risparmi accumulati nel tempo possano essere un ostacolo, e chi invece scopre che il vero discrimine non è il patrimonio, ma l’assenza di reddito. Le leggi sembrano fredde, ma in realtà tracciano confini precisi tra ciò che conta e ciò che resta irrilevante. In queste sfumature si giocano le paure e le speranze di chi affronta malattia e fragilità. Un tema che va oltre i numeri, perché dietro ogni domanda di invalidità ci sono volti, storie e vite quotidiane.

Seduto davanti a un consulente, un uomo racconta con voce bassa di non avere più entrate da anni, di vivere con la moglie e di reggersi solo sull’aiuto dei figli. Racconta delle difficoltà a camminare, della memoria che si offusca, della depressione che lo tiene fermo per ore. Poi svela la sua paura: aver ricevuto in eredità centomila euro investiti in BTP e temere che questo gli impedisca di ottenere la pensione di invalidità.

anziano con nipote
Ho ereditato centomila euro e li ho messi in BTP: rischio di perdere la pensione di invalidità?-crypto.it

È una scena comune: chi possiede risparmi si chiede se questi possano cancellare un diritto. In realtà, la risposta sorprende e ribalta l’ansia di molti. Perché ciò che la legge valuta non è il capitale fermo, ma il reddito effettivo che entra nelle tasche ogni anno. È questa la linea di confine che decide chi può ottenere la pensione e chi no. E a volte, dietro la preoccupazione, si nasconde invece una possibilità concreta di sostegno.

Invalidità civile: salute e reddito come criteri principali

La pensione di invalidità civile viene concessa solo se la commissione medica riconosce un’invalidità totale e permanente al cento per cento. Nel caso di patologie degenerative come l’Alzheimer unite a problemi fisici seri, le probabilità di ottenere il riconoscimento aumentano. Dopo la parte sanitaria, conta il reddito personale annuo. La soglia fissata dall’INPS è intorno ai 19.700 euro e si guarda esclusivamente ai redditi intestati al richiedente, non a quelli del coniuge o dei figli. Aiuti familiari e trasferimenti volontari non vengono conteggiati. Per chi non percepisce alcuna entrata, i requisiti sono rispettati.

anziano che cammina con un bastone
Invalidità civile: salute e reddito come criteri principali-crypto.it

Molti pensano che il patrimonio influisca, ma non è così: la legge non considera i risparmi ai fini del diritto alla pensione. Case non affittate, depositi bancari o titoli come i BTP non cancellano la possibilità di accedere al sostegno. L’ISEE, che tiene conto anche del patrimonio, non è richiesto per questa prestazione. L’unico dato rilevante è l’ammontare del reddito imponibile annuo. Chi ha redditi molto bassi può inoltre accedere a una maggiorazione che incrementa l’importo mensile, offrendo un piccolo margine in più.

Risparmi e titoli di Stato: perché non incidono sulla pensione

L’idea che i risparmi possano bloccare la pensione di invalidità è diffusa, ma infondata. Un capitale investito in titoli di Stato non viene conteggiato come ostacolo. Anche i rendimenti, se modesti, restano ben al di sotto della soglia. Centomila euro in BTP con un rendimento annuo del 2,5% generano circa 2.500 euro lordi: molto lontani dal limite previsto. È la dimostrazione che si può avere un capitale a disposizione e continuare ad avere diritto al sostegno. La differenza riguarda solo altre prestazioni collegate all’ISEE, come bonus o agevolazioni sociali, dove il patrimonio conta. Ma per la pensione di invalidità civile le regole sono diverse.

Il timore di perdere tutto a causa di risparmi fermi è quindi ingiustificato. La normativa tutela chi non ha entrate e vive una condizione sanitaria grave. Sapere che il capitale non incide permette di affrontare il futuro con meno angoscia, perché la pensione resta legata solo a due elementi: salute e reddito. Alla fine, il messaggio è chiaro: ciò che si possiede non cancella il diritto a vivere con dignità.

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