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Installazione dell’ascensore in condominio: quando è obbligatoria

Pubblicato da
Gerardo Marciano

Per molti, un gradino è solo un dettaglio. Per altri, può essere un ostacolo insormontabile. Le barriere architettoniche non sono solo un problema edilizio: rappresentano un confine silenzioso tra autonomia e dipendenza. Quando la casa diventa una prigione, la Legge 104 e la giurisprudenza italiana assumono un valore fondamentale. E le sentenze della Cassazione stanno segnando un cambio di passo.

Mario, nome di fantasia, si muove con una sedia a rotelle. Vive in un palazzo senza ascensore. Ogni uscita è una sfida. Dopo anni di richieste ignorate, ha deciso di rivolgersi a un avvocato.

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Quello che ha scoperto ha cambiato tutto: esistono leggi precise che tutelano le persone con disabilità, e oggi la giurisprudenza è dalla sua parte. Le barriere architettoniche, in certi casi, non sono solo un disagio: sono una discriminazione.

Cosa prevede la legge per garantire l’accessibilità

Le norme in materia di accessibilità negli edifici sono chiare: la Legge n. 13 del 1989 e la Legge 104 garantiscono la rimozione degli ostacoli per persone con disabilità e anche per chi ha difficoltà motorie temporanee o legate all’età. La Legge n. 67 del 2006 ha introdotto ulteriori strumenti per tutelare da discriminazioni fuori dall’ambito lavorativo. La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 17138 del 15 giugno 2023, ha chiarito che impedire o rendere difficile l’accesso a uno stabile configura una discriminazione indiretta, anche in assenza di specifiche disposizioni regolamentari.

Cosa prevede la legge per garantire l’accessibilità-crypto.it

L’art. 1120 del codice civile consente all’assemblea di approvare lavori per la rimozione delle barriere architettoniche con una maggioranza semplificata. Se non si raggiunge l’accordo, il singolo condomino può comunque intervenire a proprie spese. Lo ha ribadito la Sentenza n. 7609 del 21 marzo 2024, sottolineando che l’installazione di un ascensore in spazi comuni può avvenire senza autorizzazione, se serve a garantire l’accessibilità.

L’amministratore ha l’obbligo di convocare l’assemblea entro trenta giorni dalla richiesta, anche se presentata da un solo condomino. E non può opporsi, a meno che l’intervento comprometta la stabilità dell’edificio, il decoro o il godimento delle parti comuni.

Quando l’ascensore è un diritto e non una comodità

Con il decreto-legge n. 212 del 2023, lo Stato ha introdotto incentivi fiscali per l’eliminazione delle barriere architettoniche, con detrazioni fino al 75% per lavori ben definiti: montascale, rampe, ascensori, piattaforme elevatrici. Ma anche senza bonus, l’intervento può e deve essere fatto, se è l’unico modo per garantire la mobilità della persona.

In caso di inadempienza, la persona con disabilità può rivolgersi al tribunale del proprio domicilio, come stabilisce il d.lgs. n. 150/2011. Può chiedere non solo il risarcimento, ma anche misure urgenti per rimuovere gli ostacoli. Il giudice può imporre soluzioni anche non previste espressamente dalla legge, purché efficaci.

Negare l’accessibilità significa compromettere diritti fondamentali: salute, dignità, partecipazione alla vita sociale. Non è solo una questione tecnica, ma un principio costituzionale. E allora, davanti a un gradino, una rampa o un ascensore mancante, la vera domanda è: vogliamo davvero restare fermi?

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