Dopo oltre quattro decenni di contributi e un periodo recente in NASpI, la domanda è inevitabile: a quanto ammonterà la pensione? La risposta non è immediata, ma una stima realistica è possibile, considerando sistema di calcolo, contributi figurativi e retribuzione media.
Chi ha lavorato a lungo come dipendente e si avvicina alla pensione si confronta con variabili decisive come anzianità contributiva, sistema di calcolo misto e impatto della NASpI sull’assegno finale. Il passaggio dalla retribuzione al trattamento pensionistico non è lineare e dipende da elementi tecnici spesso poco conosciuti.
Nel caso di una carriera iniziata nel 1982 e conclusa nel 2023, con un anno di NASpI in corso, entrano in gioco sia il diritto alla pensione sia il calcolo effettivo dell’importo. E proprio qui si concentra l’aspetto più rilevante: quanto incide davvero la disoccupazione sull’assegno?
I contributi figurativi della NASpI incidono proprio su questa seconda componente. Vengono infatti accreditati sulla base dell’indennità percepita e non sull’ultima retribuzione. Nel 2026 esiste inoltre un limite massimo di riferimento, pari a circa 2.218 euro mensili, oltre il quale non si può andare nel calcolo figurativo. Questo comporta una riduzione del montante rispetto a una carriera senza interruzioni.
Partendo da una retribuzione netta mensile di circa 2.209 euro, si può ipotizzare una retribuzione lorda di riferimento intorno ai 2.800 euro. Su questa base, e considerando una carriera lunga con sistema misto, la pensione netta mensile stimata si colloca tra 1.500 e 1.600 euro. Si tratta di una stima indicativa, coerente con il tasso di sostituzione tipico di carriere di questa durata. L’importo reale può variare in funzione del montante contributivo effettivo, delle rivalutazioni annuali e dell’età esatta di pensionamento.
L’effetto della NASpI, pur non compromettendo il diritto alla pensione, tende a ridurre leggermente l’importo finale proprio perché i contributi figurativi risultano inferiori rispetto a quelli che si sarebbero maturati con la retribuzione piena.
Per ottenere un dato preciso, il riferimento principale resta l’estratto conto contributivo disponibile presso l’INPS. Accedendo al proprio profilo con credenziali SPID, CIE o CNS, è possibile consultare tutte le settimane accreditate, il montante contributivo e la distinzione tra contributi obbligatori e figurativi.
Questo passaggio consente di individuare eventuali periodi scoperti e valutare strumenti utili per aumentare l’assegno, come i contributi volontari o il riscatto di periodi non coperti. In definitiva, una carriera lunga e continuativa garantisce una base solida per la pensione, ma dettagli come i contributi figurativi e il sistema di calcolo possono fare una differenza concreta sull’importo finale. Conoscere questi meccanismi permette di pianificare meglio il passaggio dalla vita lavorativa al pensionamento.
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