APE Sociale 2027: il “mese senza reddito” che nessuno si aspettava

Chi è entrato nell’APe Sociale nel 2023 rischia di trovarsi senza alcuna entrata per un mese nel 2027. L’aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia crea un vuoto tra la fine dell’indennità e l’inizio della pensione.

La situazione nasce dall’adeguamento alle speranze di vita recepito dalla normativa più recente.

APE SOCIALE 2027
APE Sociale 2027: il “mese senza reddito” che nessuno si aspettava – Crypto.it

L’INPS chiarisce che il problema riguarda una platea specifica di beneficiari e non tutti coloro che accedono all’APe Sociale.

APe Sociale e pensione di vecchiaia: cosa cambia nel 2027 e chi resta scoperto

La Circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 chiarisce che l’aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia si applica anche ai lavoratori che percepiscono l’APe Sociale. L’INPS recepisce così quanto previsto dalla Legge n. 199 del 2025 e dal Decreto interministeriale del 19 dicembre 2025.

Dal 2027 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese, mentre dal 2028 raggiunge 67 anni e 3 mesi. Questo adeguamento riguarda anche chi si trova già in APe Sociale, ma non modifica i requisiti di accesso all’indennità. Per entrare nell’APe Sociale restano validi i requisiti previsti, che nel 2026 richiedono 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi.

Il punto critico riguarda la durata dell’indennità. L’APe Sociale nasce come misura temporanea di accompagnamento e la legge stabilisce una durata massima di quattro anni. L’indennità termina al raggiungimento dei requisiti per la pensione oppure allo scadere del periodo massimo previsto.

Per chi è entrato nell’APe Sociale nel 2023 a 63 anni, la durata quadriennale si conclude nel 2027 al compimento dei 67 anni. Tuttavia la pensione di vecchiaia, a partire dallo stesso anno, non scatta più a 67 anni ma a 67 anni e 1 mese. Questo disallineamento temporale crea un effetto concreto: l’indennità termina ma la pensione non può ancora essere liquidata.

Il risultato è un mese senza copertura economica, privo sia dell’indennità sia della pensione. Questo vuoto colpisce lavoratori che rientrano nelle categorie tutelate dall’APe Sociale, come disoccupati involontari, caregiver, persone con invalidità almeno al 74% e addetti a lavori gravosi.

La situazione cambia per chi accede all’APe Sociale dal 2024 in poi. Con l’innalzamento del requisito anagrafico a 63 anni e 5 mesi, questi lavoratori concluderanno i quattro anni di indennità nel 2028, quando avranno 67 anni e 5 mesi. In questo caso il requisito per la pensione di vecchiaia, fissato a 67 anni e 3 mesi, risulta già maturato, evitando qualsiasi interruzione.

Chi si trova nel “mese di vuoto” non dispone di strumenti automatici di tutela. La pensione di vecchiaia non parte in modo automatico al termine dell’APe Sociale, ma richiede la presentazione di una specifica domanda all’INPS. Il lavoratore deve quindi attivarsi non appena raggiunge il requisito anagrafico richiesto.

Durante il periodo di interruzione non maturano contributi figurativi e non esiste alcuna integrazione economica prevista dalla normativa. Il lavoratore deve quindi far fronte a questo intervallo senza entrate previdenziali, utilizzando risorse personali o familiari.

Per chi matura i requisiti nel 2027, la gestione del passaggio richiede attenzione. La domanda di pensione deve essere presentata non appena si raggiungono 67 anni e 1 mese, cioè il nuovo requisito previsto dalla normativa vigente. Solo da quel momento potrà decorrere il trattamento pensionistico, ponendo fine al periodo senza copertura.