Perché il 60 % dei blocchi Bitcoin potrebbe essere la chiave per una decentralizzazione migliore secondo gli analisti

Il concetto di merged mining sta guadagnando attenzione come possibile strumento per rafforzare la decentralizzazione della rete Bitcoin. Permette ai miner di ottenere ricompense da più blockchain senza costi aggiuntivi, migliorando la sostenibilità del sistema.

Nel panorama in continua evoluzione delle criptovalute, alcuni meccanismi meno noti stanno assumendo un’importanza crescente. Tra questi, uno dei più rilevanti è senza dubbio il merged mining, anche chiamato Auxiliary Proof of Work (AuxPoW), che consente di utilizzare un’unica operazione di mining per validare blocchi su più blockchain.

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Perché il 60 % dei blocchi Bitcoin potrebbe essere la chiave per una decentralizzazione migliore secondo gli analisti – crypto.it

Un metodo efficiente, basato sullo stesso algoritmo di hashing – come lo SHA‑256 usato da Bitcoin – che è stato adottato per la prima volta da Namecoin nel 2011. Oggi, chain come Rootstock (RSK) e Syscoin sfruttano questa tecnica per beneficiare della sicurezza offerta dal network Bitcoin. Secondo fonti come Crypto.news, Blockworks e Rootstock.io, questo approccio offre vantaggi strutturali sia ai miner che alle blockchain ausiliarie, aumentando l’efficienza e la resistenza ad attacchi, ma pone anche interrogativi sul controllo della potenza computazionale.

Cos’è il Merged Mining e come funziona tecnicamente

Il merged mining consente a un miner di lavorare contemporaneamente su due (o più) blockchain utilizzando la stessa potenza di calcolo. L’unica condizione tecnica è che le blockchain condividano lo stesso algoritmo di hashing, tipicamente SHA‑256. Quando il miner elabora un blocco per la chain principale (es. Bitcoin), può includere all’interno della transazione coinbase dei riferimenti a un blocco della chain secondaria. Se il blocco generato soddisfa la difficoltà richiesta da entrambe le chain, viene accettato da entrambe. Se soddisfa solo la difficulty della chain ausiliaria, viene comunque validato da quest’ultima.

Secondo i dati forniti da Dev.Rootstock.io, questa struttura è già implementata nella mainnet di RSK, in cui circa il 50-60 % dei blocchi Bitcoin è minato anche per la rete RSK. Ciò consente ai miner di ottenere ricompense multiple senza aumentare i consumi energetici. Questo approccio è stato descritto da Satoshi Nakamoto già nel 2010 ed è oggi adottato anche da chain emergenti come Anduro e Jax Network.

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Cos’è il Merged Mining e come funziona tecnicamente – crypto.it

Una delle implicazioni più rilevanti riguarda la sostenibilità economica del mining. In un contesto in cui il reward per blocco su Bitcoin è soggetto a dimezzamenti (halving), la possibilità di integrare ricompense da altre chain può rappresentare una fonte vitale per i piccoli operatori. Secondo Blockworks, ciò riduce la dipendenza da commissioni elevate e incentiva un ecosistema più distribuito.

Impatto su decentralizzazione, sicurezza e rischi potenziali

Uno degli argomenti più discussi riguarda l’impatto del merged mining sulla decentralizzazione della rete. Secondo Crypto.news, permette ai piccoli miner di rimanere competitivi in un settore sempre più dominato da grandi operatori industriali. Questo effetto inclusivo potrebbe bilanciare la concentrazione di hashrate e prevenire fenomeni di centralizzazione, specie nei periodi post-halving.

Dal punto di vista della sicurezza, il merged mining trasferisce indirettamente il potere computazionale della rete Bitcoin a chain minori, rafforzandole contro possibili attacchi del 51 %. Un esempio concreto è offerto da Syscoin, che oggi sfrutta l’hashrate di Bitcoin per garantire l’integrità del proprio network. Anche la rete RSK ha beneficiato di questo effetto, riuscendo a mantenere tempi medi di blocco stabili e maggiore tolleranza agli attacchi.
Tuttavia, non mancano i rischi. Alcuni esperti, come riportato da Binance Academy, mettono in guardia da potenziali vulnerabilità: un’entità con dominio su una chain ausiliaria potrebbe utilizzare il merged mining per ottenere un’influenza sproporzionata, compromettendo la sicurezza stessa.

Inoltre, il setup tecnico richiede adeguamenti alla struttura dei blocchi e un’integrazione lato miner che non tutti i pool sono oggi pronti a implementare.
Il dibattito resta quindi aperto: il merged mining può fungere da leva strategica per la sopravvivenza di chain emergenti e la resilienza dei miner, ma va governato con attenzione per evitare effetti collaterali inattesi sull’equilibrio del sistema.

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