Superando la scadenza del 30 giugno 2025 si rischia di perdere il diritto alle ferie arretrate non godute. Vediamo perché e come agire.
Le ferie sono un diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti. Servono per far riposare mente e corpo e la Costituzione garantisce questo diritto a godere di un periodo lontano dal posto di lavoro retribuito. Lo scopo è tutelare la salute del lavoratore e per questo motivo è irrinunciabile senza che siano possibili eccezioni.
L’articolo 35 comma 3 della Costituzione Italiana sancisce che “il lavoratore ha diritto ad un periodo di ferie annuali retribuite a cui non può rinunciare” né monetizzare. Le ferie servono per reintegrare le energie psico-fisiche del dipendente e il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta.
Naturalmente il periodo di assenza dal posto di lavoro deve essere scelto in accordo tra le parti in modo tale da non creare difficoltà nella produzione e svolgimento dell’attività. Anche dopo aver accettato le ferie il datore potrebbe chiedere al dipendente di spostarle ma solo a fronte di appurate esigenze aziendali. Cosa fare se le ferie dovessero accumularsi?
Entro il 30 giugno il dipendente deve consumare tutte le ferie arretrate non godute per non perderle. Secondo la normativa, infatti, i giorni di ferie devono essere goduti entro 18 mesi dalla maturazione originaria per non farli azzerare completamente. Significa che prima del 30 giugno 2025 andranno richieste tutte le ferie arretrate di cui non si è usufruito nel 2023.
I lavoratori hanno diritto a minimo 4 settimane all’anno di ferie retribuite da ripartire in due settimane nel corso dell’anno di maturazione e due settimane entro i seguenti 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione. Essendo le ferie un diritto irrinunciabile bisognerà consumarle entro i termini previsti o si perderanno. La monetizzazione, infatti, non è concessa se non al termine del rapporto di lavoro. Se il datore di lavoro sollecita il dipendente ad inoltrare la domanda di ferie ma il lavoratore non procede con la richiesta allora le ferie verranno cancellate superando il termine dei 18 mesi.
C’è di più, quando a fronte delle sollecitazioni il dipendente continua a non fruire dei giorni di riposo incorrerà nel rischio di perdere la monetizzazione con indennità sostitutiva al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Questa regola vale per tutti i dipendenti, sia del settore pubblico che privato. Controllate, dunque, se avete ferie arretrate risalenti a due anni fa, il 2023, e chiedetele al datore di lavoro prima del 30 giugno 2025.
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