Dopo anni di assenza, Caleffi rilancia la sua politica di remunerazione con un dividendo speciale in azioni. Una mossa che riaccende l’attenzione sul titolo. Ecco tutti i dettagli operativi, i dati aggiornati e cosa pensano gli analisti.
Non capita spesso di vedere un’azienda quotata su Borsa Italiana decidere di distribuire un dividendo sotto forma di azioni gratuite, ma è proprio questa la direzione presa da Caleffi S.p.A. per il 2025. La società, attiva nella produzione e distribuzione di biancheria per la casa e arredo tessile, ha approvato la distribuzione gratuita di un’azione ogni 50 possedute, con stacco cedola fissato per il 26 maggio 2025 e data di pagamento il 28 maggio 2025.
Si tratta di un ritorno alla remunerazione degli azionisti dopo un lungo periodo di pausa: l’ultimo dividendo ordinario risale infatti al 2017. La scelta di premiare i soci con nuove azioni e non in contanti riflette da un lato la volontà di rafforzare la struttura patrimoniale, dall’altro un segnale di fiducia nella crescita futura del gruppo, nonostante le performance altalenanti degli ultimi esercizi.
Guardando ai fondamentali, Caleffi resta una small cap da tenere d’occhio, con una capitalizzazione di appena 12,25 milioni € e un enterprise value di 22,57 milioni €. Il P/E a 7,75 e il P/B a 0,51 segnalano una valutazione molto contenuta rispetto al settore, mentre l’EV/EBITDA a 4,68 suggerisce che l’azienda potrebbe essere oggetto d’interesse in ottica value investing.
Il bilancio mostra segnali contrastanti: i ricavi sono scesi a 55,77 milioni €, in calo del 12,7% su base annua, e l’utile netto si attesta a 1,75 milioni €, con un margine di profitto del 3,13%. Tuttavia, la generazione di cassa è rimasta positiva, con un free cash flow levered di 3,3 milioni € e una cassa disponibile di 4,53 milioni € a fronte di un debito di 14,85 milioni €.
Il debt/equity al 61,57% e un current ratio di 2,17 indicano una situazione finanziaria tutto sommato equilibrata. Il book value per azione è pari a 1,56 €, a fronte di un prezzo di mercato intorno a 0,82 €, sottolineando ancora una volta la sottovalutazione del titolo.
Interessante notare anche la struttura proprietaria: il 58,84% delle azioni è in mano agli insider, segnale di forte coinvolgimento della proprietà nella gestione dell’azienda, mentre solo lo 0,98% è detenuto da investitori istituzionali.
Con un beta di 0,92, il titolo mostra una volatilità moderata, coerente con l’andamento degli ultimi dodici mesi, che ha visto un calo del 9,89%, ma anche un recente recupero dai minimi di 0,70 €.
L’assenza di dividendi in contanti non deve trarre in inganno: il segnale strategico dell’azione gratuita punta a fidelizzare gli azionisti e rafforzare il capitale senza intaccare la liquidità aziendale. Una scelta rara sul mercato italiano, che potrebbe riaccendere l’attenzione anche da parte degli investitori retail più attenti alle piccole capitalizzazioni sottovalutate.
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