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Aumento stipendio a dicembre, bisogna restituirlo: ecco le categorie di lavoratori coinvolte

Pubblicato da
Daniele Orlandi

Quali categorie di lavoratori potrebbero dover restituire l’aumento previsto per il mese di dicembre 2023? Facciamo chiarezza.

Si è molto parlato nel corso dell’autunno del maxi aumento una tantum previsto sulle buste paga di moltissimi lavoratori di diverse categorie. Si tratta di un importo che può variare tra i 600 ed i 1900 euro lordi a seconda dell’attività lavorativa e degli anni di anzianità retributiva e che verrà corrisposto nell’ambito degli incrementi contrattuali, come misura tampone in attesa che i contratti vengano rinnovati nel corso del 2024.

Aumento una tantum a dicembre: chi dovrà restituirlo (crypto.it)

Ne potranno beneficiare i dipendenti pubblici della sanità, dei ministeri, delle scuole. Ma c’è chi potrebbe riceverlo dovendo poi restituirlo allo Stato, per una precisa ragione. Esaminiamo dunque l’evoluzione di questo scenario.

Aumento stipendi a dicembre 2023: migliaia di lavoratori dovranno restituirlo. Il motivo

L’anticipo di stipendio verrà inviato nel mese di dicembre con apposito cedolino e si tratta di una parte del maxi importo che il governo ha stanziato per l’adeguamento dei contratti pubblici. Dei 7,3 miliari di euro messi da parte, circa 2 miliardi verranno erogati in tal modo, ovvero sotto forma di un pagamento parziale di quelle che saranno le future rate mensili, previste per il prossimo anno, dell’indennità di vacanza contrattuale maggiorata. Un regalo di Natale molto atteso considerato il fatto che l’importo verrà erogato in un’unica soluzione e prima delle festività.

Aumento stipendi dipendenti pubblici: attenzione a chi va in pensione nel 2024 (crypto.it)

Il problema riguarda coloro che nel corso del 2024 dovranno restituirli e non sono pochi dal momento che dovrebbe trattarsi di circa 150mila lavoratori. Trattandosi di un anticipo, queste persone si potrebbero trovare a dover restituire la somma anticipata. Il rischio è che alcuni di loro pianifichino il budget di spesa considerando anche questo incremento salvo poi dover rimettere insieme i soldi da ridare indietro. Si tratta dunque di una questione spinosa ed in merito alla quale si sta cercando di trovare una soluzione.

Per fare un esempio un dipendente dovrebbe ricevere circa 50 euro al mese come nuova indennità di vacanza; ricevendoli in anticipo ed in un’unica soluzione dovrebbe ottenere circa 650 euro sulla busta paga di dicembre. Ma qualora dovesse andare in pensione dal mese di febbraio 2024 in poi dovrà provvedere a restituire l’intero importo oppure la parte proporzionale dell’anticipo a partire dalla data del pensionamento.

Non solo perché l’anticipo potrebbe anche portare ad una riduzione netta delle retribuzioni mensili a partire dal 2024 dato che essendo stato finanziato soltanto per il 2023 la concessione del bonus dell’1,5 subirà uno stop.

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