Dal 28 marzo 2026 cambia il costo fisso dei conti correnti per le imprese: l’imposta di bollo aumenta e colpisce senza soglie di esenzione. Una modifica tecnica che però incide direttamente sui costi di gestione e sul bilancio aziendale.
Con l’entrata in vigore del Decreto Fiscale 2026, il sistema dei conti correnti bancari e postali subisce un aggiornamento mirato che riguarda esclusivamente i soggetti diversi dalle persone fisiche. L’intervento normativo modifica un’imposta spesso considerata marginale, ma che nel tempo pesa in modo crescente sui costi operativi.
Le nuove disposizioni intervengono sulla Tariffa del DPR 642/1972, ridefinendo l’importo dell’imposta di bollo e creando un divario ancora più marcato tra imprese e privati.
L’imposta di bollo sui conti correnti per le imprese, si applica indipendentemente dal saldo del conto, rendendo il prelievo inevitabile per tutte le imprese.
Per le persone fisiche, invece, il quadro resta invariato. L’imposta di bollo continua a essere pari a 34,20 euro annui, ma si paga solo se la giacenza media supera i 5.000 euro. Al di sotto di questa soglia non si applica alcun prelievo.
Il confronto evidenzia un divario netto. Le imprese sostengono un costo fisso di 118 euro, mentre i privati pagano meno di un terzo e solo in presenza di determinate condizioni. La differenza raggiunge così quasi 84 euro all’anno per ogni conto corrente.
Dal punto di vista operativo, non cambiano le modalità di riscossione. La banca o l’istituto postale addebitano l’imposta direttamente sul conto corrente. L’addebito può avvenire in un’unica soluzione a fine anno oppure in modo frazionato in occasione degli estratti conto periodici, secondo le procedure già adottate dall’intermediario.
In concreto, una società che detiene un conto corrente vedrà applicato automaticamente il nuovo importo sui rendiconti successivi al 28 marzo 2026. Non serve alcuna comunicazione o richiesta: il prelievo avviene in modo automatico.
L’aumento dell’imposta di bollo si inserisce in una logica di incremento del gettito fiscale e contribuisce ad accrescere il costo complessivo di gestione dei conti correnti per le imprese. Un cambiamento apparentemente tecnico che, nella pratica, incide su ogni soggetto economico organizzato.
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