L’Assegno Unico 2026 cambia volto e introduce nuove regole che incidono direttamente sugli importi e sulle tempistiche.
Tra ISEE aggiornato, ripartizione tra genitori e scadenze decisive, basta un ritardo per perdere somme importanti. Capire quando e come presentare la domanda diventa essenziale per non rinunciare a ciò che spetta.
Nel sistema delle prestazioni familiari, l’Assegno Unico e Universale rappresenta oggi uno degli strumenti centrali di sostegno al reddito. La gestione passa interamente attraverso il portale dell’INPS, dove la procedura si integra con banche dati già esistenti, semplificando l’accesso ma imponendo attenzione alle scadenze.
Nel 2026 l’Assegno Unico viene calcolato su un nuovo ISEE di inclusione, distinto da quello ordinario. La novità deriva dalla Legge di Bilancio 2026 e riguarda anche altre prestazioni come bonus asilo nido e sostegni familiari. L’aggiornamento della scala di equivalenza favorisce soprattutto i nuclei con figli: ogni figlio aumenta il parametro e abbassa l’indicatore, con effetti diretti sull’importo.
Chi ha già presentato la DSU non deve intervenire nuovamente, perché l’INPS ricalcola automaticamente i valori. Chi invece deve presentarla per la prima volta utilizza la nuova modulistica in vigore dal 3 marzo 2026, prevista dal decreto ministeriale 2 marzo 2026, n. 3.
Gli importi risultano rivalutati dell’1,4%. Il massimo arriva a 203,80 euro al mese per figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro, mentre il minimo scende a 58,30 euro per chi supera 46.582,71 euro o non presenta l’ISEE.
La domanda si presenta una sola volta. Chi ha già una pratica “accolta” non deve rinnovarla ogni anno, ma deve aggiornare l’ISEE per evitare riduzioni dell’importo. Senza DSU aggiornata, l’INPS paga automaticamente la cifra minima a partire da marzo.
La tempistica incide direttamente sugli arretrati. Se la domanda arriva entro giugno, si ricevono anche le mensilità maturate da marzo. Oltre questa data, quelle somme vanno perse. Lo stesso principio vale per l’ISEE: presentandolo entro il 30 giugno 2026 si recuperano gli arretrati da gennaio, mentre dopo tale termine non si ha più diritto al conguaglio.
Dal punto di vista operativo, la domanda si presenta online tramite SPID, CIE o CNS, oppure tramite Contact Center o patronati. Non servono allegati: l’INPS verifica automaticamente i dati. Il sistema propone anche gli IBAN già registrati, semplificando l’accredito.
La gestione tra genitori rappresenta un altro aspetto cruciale. La domanda viene presentata da uno solo, ma entrambi possono accedere e modificare la ripartizione. Il richiedente può scegliere di ricevere il 100% dichiarando l’accordo con l’altro genitore, oppure optare per la divisione al 50%. Anche senza accordo, ciascuno può indicare le proprie coordinate per ricevere la quota spettante.
Nei casi di separazione o divorzio, la ripartizione segue le regole dell’affidamento. Con affidamento condiviso si tende al 50%, ma resta possibile attribuire l’intero importo a uno dei due. Con affidamento esclusivo, invece, il beneficio spetta interamente al genitore affidatario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice può assegnare l’intero assegno al genitore collocatario se ciò tutela l’interesse del minore.
Un caso pratico chiarisce l’impatto delle scelte. Se un genitore presenta domanda a marzo senza ISEE aggiornato, riceve l’importo minimo. Se aggiorna la DSU entro giugno, l’INPS ricalcola le somme e riconosce gli arretrati. Se invece lo fa a luglio, perde definitivamente quanto maturato nei mesi precedenti.
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