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Economia

Contributi volontari più cari nel 2026: quanto costa davvero comprarsi un anno di pensione

Pubblicato da
Angelina Tortora

Nel 2026 aumentano i contributi volontari per chi decide di versarli autonomamente per completare la propria posizione previdenziale. L’adeguamento all’inflazione registrata nel 2025 porta a una spesa minima annua di circa 4.200 euro. I nuovi importi arrivano con la Circolare Inps n. 27/2026.

Il rialzo riguarda lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione Separata. Le tabelle aggiornate fissano le nuove soglie contributive e definiscono i valori minimi necessari per coprire un anno di contribuzione ai fini della pensione.

Contributi volontari più cari nel 2026: quanto costa davvero comprarsi un anno di pensione (Crypto.it)

Nel sistema previdenziale italiano il tema dei contributi volontari, della prosecuzione volontaria della contribuzione e della pensione futura rappresenta uno degli aspetti più delicati per chi ha carriere lavorative discontinue. L’accesso alla pensione dipende infatti dal raggiungimento dei requisiti contributivi stabiliti dalla normativa. Molti lavoratori scelgono quindi di versare contributi di tasca propria per completare la posizione assicurativa e maturare il diritto alla prestazione. In questo scenario entrano in gioco fattori come l’inflazione, l’adeguamento delle basi contributive e le regole previste dalle diverse gestioni previdenziali. Le decisioni dell’Istituto nazionale di previdenza sociale aggiornano ogni anno i valori da versare e incidono direttamente sui costi che lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti devono sostenere per costruire la propria pensione.

Contributi volontari 2026: i nuovi importi fissati dall’INPS

Nel 2026 i lavoratori che scelgono la prosecuzione volontaria della contribuzione devono sostenere una spesa minima leggermente più alta rispetto all’anno precedente. La nuova soglia deriva dall’adeguamento all’inflazione registrata nel 2025, pari all’1,4%, e compare nella Circolare INPS n. 27/2026 pubblicata dall’INPS.

Per coprire un anno di contribuzione utile ai fini pensionistici la spesa minima sale a 4.199,74 euro, una cifra che nella pratica corrisponde a circa 4.200 euro, rispetto ai 4.141 euro richiesti nel 2025.

Il calcolo del contributo volontario dipende dalla retribuzione di riferimento, cioè quella percepita nell’ultimo anno di lavoro, e dall’aliquota contributiva applicata. Per gli ex lavoratori dipendenti autorizzati ai versamenti volontari entro il 31 dicembre 1995 l’aliquota resta fissata al 27,87%. Chi ha ottenuto l’autorizzazione dopo questa data deve invece applicare l’aliquota del 33%.

In entrambi i casi la normativa prevede un minimale di reddito settimanale che garantisce la copertura contributiva valida ai fini pensionistici. Nel 2026 questa soglia raggiunge 244,74 euro a settimana. Da questo valore deriva il contributo minimo settimanale pari a 80,76 euro, che moltiplicato per 52 settimane porta alla cifra minima annua di 4.199,74 euro.

La circolare definisce anche altri valori rilevanti per il sistema previdenziale. La prima fascia di retribuzione pensionabile, oltre la quale i lavoratori dipendenti devono versare l’aliquota aggiuntiva dell’1%, viene fissata a 56.224 euro. Il massimale contributivo per i lavoratori privi di anzianità assicurativa al 31 dicembre 1995 oppure per chi sceglie il sistema contributivo secondo quanto previsto dalla Legge n. 335 del 1995 raggiunge invece 122.295 euro.

Le regole cambiano quando si passa alle categorie di lavoratori autonomi. Per artigiani e commercianti la disciplina della prosecuzione volontaria continua a fare riferimento alla Legge n. 233 del 1990, nonostante la riforma introdotta dal Decreto legislativo n. 184 del 1997, uno dei provvedimenti attuativi della riforma previdenziale del 1995.

Il sistema prevede otto classi di reddito e assegna a ciascun lavoratore la classe il cui reddito medio risulta pari o immediatamente inferiore alla media dei redditi percepiti negli ultimi 36 mesi di attività. Nel 2026 l’aliquota obbligatoria resta fissata al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti, valori ormai allineati anche a quelli applicati ai collaboratori con età non superiore a 21 anni.

Regole diverse riguardano invece gli iscritti alla Gestione Separata, cioè i lavoratori parasubordinati e molti professionisti con partita IVA. In questo caso il contributo volontario prende come riferimento l’aliquota IVS prevista per chi non possiede altre tutele previdenziali. Nel 2026 l’aliquota raggiunge il 33%, mentre scende al 25% per i titolari di partita IVA.

Poiché il minimale per l’accredito contributivo resta fissato a 18.808 euro, l’importo minimo annuo dei contributi volontari non può scendere sotto 4.702,08 euro, pari a 391,84 euro al mese, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata. La soglia sale invece a 6.206,64 euro l’anno, cioè 517,22 euro al mese, per gli altri iscritti alla stessa gestione.

La pubblicazione della circolare annuale dell’INPS rappresenta quindi un passaggio decisivo per tutti i lavoratori che intendono utilizzare i contributi volontari come strumento per completare la carriera contributiva e raggiungere i requisiti necessari per la pensione.

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