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Economia

NASpI e reddito presunto: se non presenti la dichiarazione entro il 31 gennaio 2026 ti bloccano l’assegno

Pubblicato da
Angelina Tortora

Chi percepisce la NASpI rischia una sospensione silenziosa ma immediata se dimentica un passaggio chiave che scade il 31 gennaio 2026. Una comunicazione formale, apparentemente semplice, può fare la differenza tra continuità del sussidio e stop improvviso dei pagamenti, con effetti retroattivi.

La NASpI, il reddito presunto e il rapporto con l’INPS tornano al centro dell’attenzione all’inizio del 2026.

NASpI e reddito presunto: se non presenti la dichiarazione entro il 31 gennaio 2026 ti bloccano l’assegno (Crypto.it)

Una scadenza poco visibile, ma decisiva, coinvolge migliaia di beneficiari e chiama in causa obblighi dichiarativi, piattaforme digitali e controlli automatici. Capire cosa fare, quando farlo e perché farlo diventa essenziale per non compromettere il diritto all’indennità.

NASpI e reddito presunto: perché il 31 gennaio 2026 è una data che conta davvero

Il 31 gennaio 2026 rappresenta un termine cruciale per i percettori di NASpI che nel corso del 2025 hanno dichiarato un reddito annuo presunto diverso da zero. Entro questa data, infatti, devono comunicare all’INPS il reddito previsionale per l’anno 2026, anche nel caso in cui stimino di non percepire alcun compenso. La mancata trasmissione di questa informazione comporta la sospensione dell’indennità di disoccupazione con decorrenza dal 31 dicembre 2025, senza necessità di ulteriori avvisi o provvedimenti personalizzati.

L’obbligo non riguarda tutti indistintamente. Restano esclusi dalla comunicazione solo coloro che avevano già indicato un reddito pari a zero nell’anno precedente. Tutti gli altri, invece, devono rinnovare la dichiarazione, a prescindere dall’effettiva produzione di reddito nel nuovo anno. La logica è chiara: l’INPS deve disporre di un dato aggiornato per verificare la compatibilità della NASpI con eventuali redditi da lavoro e applicare, se necessario, le riduzioni previste dalla normativa.

Comunicazione del reddito e Piattaforma Proattività: cosa cambia dal 2025
Dal 2025 l’INPS ha modificato il sistema di informazione agli utenti, superando i tradizionali messaggi istituzionali e introducendo la Piattaforma Proattività, finanziata con fondi del PNRR. Attraverso questo strumento, l’Istituto contatta direttamente i percettori di NASpI tramite e-mail, SMS, PEC o lettera cartacea, in base ai recapiti disponibili. Le comunicazioni risultano sempre consultabili anche nell’area riservata MyINPS.

Questo nuovo approccio, però, non elimina l’obbligo in capo al beneficiario. Anche in assenza di avvisi, la dichiarazione resta dovuta. Per questo motivo diventa fondamentale mantenere aggiornati i propri contatti digitali sul portale INPS, evitando disguidi che potrebbero interrompere la continuità del sussidio.

Come inviare il reddito presunto con il modello NASpI-COM

La comunicazione del reddito annuo presunto avviene esclusivamente tramite il modello NASpI-COM, utilizzabile da lavoratori subordinati, autonomi e iscritti alla Gestione Separata. La procedura si svolge online attraverso il portale istituzionale, previa autenticazione, oppure mediante App IO ed eIDAS, cercando il servizio “NASpI: indennità mensile di disoccupazione”. In alternativa, il beneficiario può rivolgersi ai Patronati, che offrono assistenza nella compilazione e nell’invio della dichiarazione.

I dati trasmessi consentono all’INPS di determinare se la prestazione resta integralmente spettante o se deve subire una riduzione, evitando contestazioni successive e recuperi di somme.

Nel caso di lavoro autonomo, la NASpI resta compatibile con un reddito annuo che non superi i 5.500 euro, a condizione che il beneficiario comunichi tempestivamente il reddito previsto. La comunicazione deve avvenire entro un mese dall’avvio dell’attività o dalla presentazione della domanda di NASpI, se l’attività risultava già in essere.

In questa situazione, l’INPS riduce l’indennità di un importo pari all’80% del reddito presunto, calcolato in proporzione al periodo compreso tra l’inizio dell’attività e la fine del godimento della NASpI o, se antecedente, la fine dell’anno.

Per il lavoro subordinato, le conseguenze cambiano in base all’ammontare del reddito. Se il nuovo impiego genera un reddito annuo superiore alla soglia di esenzione fiscale, pari a 8.500 euro, il beneficiario decade dalla NASpI, salvo che il rapporto di lavoro duri meno di sei mesi, come chiarito dalla circolare n. 94 del 12 maggio 2015.

Quando il reddito resta sotto tale soglia, la NASpI prosegue in forma ridotta. Anche in questo caso, però, il lavoratore deve comunicare il reddito presunto entro un mese dall’inizio dell’attività o dalla domanda, se il rapporto preesisteva. La riduzione dell’80% si applica solo se il nuovo datore di lavoro non coincide con quello precedente e non presenta collegamenti societari con esso.

Regole analoghe valgono per chi ha più rapporti part-time. Se uno di questi cessa e dà diritto alla NASpI, l’indennità viene ridotta in presenza di un reddito residuo entro la soglia di esenzione, sempre previa comunicazione all’INPS entro trenta giorni.

In tutti questi casi, la riduzione dell’80% viene applicata d’ufficio dall’Istituto, sulla base del reddito presunto rapportato al periodo di fruizione della prestazione. Un passaggio tecnico, ma decisivo, che rende la comunicazione del reddito non una formalità, bensì una condizione essenziale per tutelare il proprio diritto alla NASpI.

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