Oltre il 23% non è solo un numero. È il segnale di un credito quotidiano sempre più caro, che resta legale ma pesa come una tassa silenziosa sulle famiglie. Carte revolving e scoperti diventano strumenti ordinari, mentre la tutela si assottiglia e il confine tra accesso e vulnerabilità si fa sempre più sottile.
Il credito entra nella vita delle famiglie quasi senza farsi notare, si insinua nelle spese di ogni giorno, accompagna gli imprevisti e diventa spesso una scorciatoia necessaria. Ma quando i tassi, pur restando entro la legge, si spingono verso soglie così elevate, il tema smette di essere tecnico e diventa sociale.
Le soglie d’usura 2026, il credito al consumo, la sostenibilità finanziaria, il rapporto tra famiglie italiane e sistema bancario non sono concetti astratti: raccontano una normalità che sta cambiando. Non svelano subito il problema, ma lo lasciano emergere tra righe di numeri e condizioni contrattuali, dove il costo del denaro diventa parte strutturale della fragilità economica.
Il dato che colpisce di più riguarda le soglie d’usura valide per il primo trimestre 2026, che superano il 23% per alcune delle forme di finanziamento più diffuse nella vita quotidiana. Il credito revolving, legato alle carte rateizzate utilizzate per spese correnti o emergenze, si muove su questi livelli. Lo stesso accade per gli scoperti di conto corrente senza affidamento, uno strumento spesso attivato non per scelta strategica, ma per necessità immediata.
Questi valori non rappresentano i tassi applicati automaticamente ai contratti, ma il limite legale oltre il quale il costo del credito diventa illecito. Eppure, quando il tetto sale così in alto, cambia anche la percezione collettiva di ciò che è “normale”. Un tasso che in passato avrebbe allarmato oggi entra nel perimetro della legalità, riducendo lo spazio effettivo di tutela per chi utilizza questi strumenti per arrivare a fine mese.
Il credito revolving non nasce come leva di investimento, ma come ponte temporaneo tra entrate e uscite. Proprio per questo, quando il costo del denaro cresce, il rischio non riguarda solo il singolo finanziamento, ma l’equilibrio complessivo del bilancio familiare. Più il credito è caro, più ogni ritardo o imprevisto amplifica la difficoltà di rientro.
Il fenomeno non si limita alle carte e agli scoperti. Anche la cessione del quinto, spesso scelta da lavoratori dipendenti e pensionati perché appare più semplice e ordinata, mostra soglie d’usura elevate, comprese tra 15,82% e 21,16%. Si tratta di uno strumento percepito come sicuro, perché la rata si aggancia direttamente allo stipendio o alla pensione, ma che proprio per questo può nascondere un costo significativo nel tempo.
Il credito al consumo, nel suo complesso, resta su livelli che rendono ogni rata sensibile a variazioni minime del reddito o a spese impreviste. Qui emerge il paradosso: gli strumenti più facili da attivare, quelli che promettono rapidità e accessibilità, risultano spesso i più onerosi. Non perché manchino regole, ma perché l’equilibrio tra protezione del consumatore e costo reale del denaro si è fatto più fragile.
Immaginiamo una famiglia che utilizza lo scoperto di conto corrente per coprire spese ordinarie in attesa dello stipendio successivo. Il ricorso iniziale appare limitato e temporaneo. Ma se il tasso si avvicina a soglie così alte, ogni mese di permanenza in rosso genera un costo che si somma, riducendo la capacità di rientro. Per compensare, la stessa famiglia può attivare una carta revolving, trasformando il debito in rate. Formalmente tutto resta legale, ma il costo complessivo del credito cresce e restringe ulteriormente il margine finanziario.
In questo scenario, la soglia d’usura non protegge davvero dal peso economico, perché interviene solo oltre un limite estremo. Fino a quel confine, il credito resta accessibile, ma sempre meno sostenibile.
Il punto centrale non riguarda il giudizio sull’uso di questi strumenti. Riguarda il fatto che, quando il credito “normale” si avvicina a livelli così elevati, la tutela diventa soprattutto formale. Il sistema continua a funzionare secondo le regole, ma il costo del denaro rischia di trasformarsi in un moltiplicatore di fragilità, soprattutto per chi utilizza il credito non per scelta, ma per necessità. In questo spazio grigio si gioca una partita decisiva per le famiglie, dove l’accesso al credito resta possibile, ma sempre più difficile da sostenere nel tempo.
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