Gli assegni INPS saliranno dell’1,4% dal 1° gennaio 2026, in virtù del nuovo tasso di perequazione fissato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le pensioni minime riceveranno anche una rivalutazione straordinaria dell’1,3%, mentre non scatterà alcun conguaglio per il 2025. Il trattamento minimo salirà fino a 619,80 euro, aprendo la strada a un incremento che interessa milioni di beneficiari.
Nel 2026 la rivalutazione delle pensioni tornerà al centro dell’attenzione, accompagnata da dati, percentuali e fasce di applicazione che incidono in modo concreto sul potere d’acquisto degli assegni. Il nuovo tasso provvisorio dell’1,4%, definito nel decreto del 19 novembre 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riattiva un meccanismo che ogni anno segue l’andamento dell’inflazione.
L’adeguamento al costo della vita, calcolato sull’indice Istat, rappresenta una tutela essenziale per i pensionati, soprattutto in un contesto economico ancora instabile. In questo scenario rientrano anche la conferma dei criteri di rivalutazione previsti dalla normativa vigente, la progressività degli incrementi e la particolare attenzione riservata agli assegni minimi, che beneficeranno di una doppia spinta. Queste dinamiche influenzano non solo i trattamenti più bassi, ma anche le rendite più consistenti, creando un quadro articolato che vale la pena analizzare con attenzione.
Il 2026 non prevede alcun conguaglio rispetto alla perequazione concessa nel 2025. L’indice definitivo di inflazione tra il 2024 e il 2025, infatti, si è confermato allo 0,8%, identico al valore provvisorio già applicato ai trattamenti INPS. Questo significa che non matureranno arretrati e l’unico incremento valido sarà quello collegato al nuovo tasso del prossimo anno.
Il sistema di rivalutazione seguirà i criteri stabiliti dall’articolo 1, comma 478 della legge n. 160/2019. Gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo godranno della rivalutazione piena, mentre le pensioni più alte riceveranno percentuali ridotte, con una progressività che incide diversamente sulle fasce di reddito pensionistico.
L’aumento non interesserà tutti in modo uniforme. Le pensioni fino al trattamento minimo otterranno anche la rivalutazione straordinaria dell’1,3%, prevista dalla precedente legge di bilancio in sostituzione di quella del 2,2% riconosciuta quest’anno. Ciò comporterà un ulteriore incremento rispetto alla rivalutazione ordinaria, portando il trattamento minimo da 603,4 euro a 611,85 euro, che raggiungerà 619,80 euro grazie al meccanismo straordinario. Il recupero rispetto al valore attuale sarà di circa due euro.
Sugli assegni di importo maggiore l’effetto percentuale resta più contenuto ma comunque significativo. Una pensione di 1.000 euro salirà a 1.014 euro, generando un incremento annuo di 182 euro. Con 2.000 euro lordi l’aumento diventa di 28 euro mensili, mentre un assegno di 2.500 euro crescerà di 34,88 euro al mese, pari a 453,44 euro annui. Chi percepisce 3.000 euro otterrà un aumento di 41,18 euro mensili, che diventano 51,71 euro per una pensione da 4.000 euro, mentre un trattamento lordo da 5.000 euro registrerà un incremento di 62,21 euro al mese.
Un’altra novità riguarda i pensionati residenti all’estero. Dal 2026 anche gli assegni di importo superiore al trattamento minimo riceveranno la rivalutazione completa secondo le fasce. Nel 2025 la perequazione era stata limitata alla sola quota fino al minimo, con esclusione dell’eccedenza.
• Le pensioni aumentano dell’1,4% dal 1° gennaio 2026.
• Nessun conguaglio sulla perequazione 2025: l’indice definitivo resta allo 0,8%.
• Il trattamento minimo sale a 611,85 euro e, con l’aumento straordinario, arriva a 619,80 euro.
• Assegni più alti registrano incrementi progressivi secondo le fasce previste dalla normativa.
• Dal 2026 piena rivalutazione anche per i residenti all’estero con pensioni superiori al minimo.
I contribuenti che riscontrano errori negli importi, nei calcoli della rivalutazione o nell’applicazione delle fasce possono presentare ricorso rivolgendosi al servizio online INPS dedicato alle segnalazioni, tramite patronato o direttamente accedendo al proprio fascicolo previdenziale.
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