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La nuova leva: volontaria o obbligatoria? Ecco cosa prevede davvero il piano del Governo e perché potrebbe cambiare la difesa italiana

Pubblicato da
Angelina Tortora

Il Governo italiano lavora a un progetto sulla nuova leva militare che potrebbe ridefinire il concetto stesso di servizio alla patria.

La riforma immaginata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto non comporta il ritorno della leva obbligatoria, ma introduce una struttura moderna, flessibile e soprattutto volontaria. Un sistema pensato per rispondere alle nuove minacce globali, dalla cyber sicurezza ai conflitti ibridi.

La nuova leva: volontaria o obbligatoria? Ecco cosa prevede davvero il piano del Governo e perché potrebbe cambiare la difesa italiana (Crypto.it)

Dietro un dibattito acceso e spesso frainteso, prende forma un modello che promette di coinvolgere competenze civili, professionisti esperti ed ex militari. Una trasformazione che guarda al futuro della sicurezza nazionale e all’evoluzione tecnologica che sta ridefinendo scenari e priorità strategiche.

Nuova leva volontaria: che cosa prevede davvero la nuova riserva ausiliaria dello Stato

Il progetto della riserva ausiliaria si fonda sull’idea di creare un bacino di professionisti pronti a intervenire in casi eccezionali, superando l’immagine tradizionale della leva. Non si parla di giovani inesperti, ma di persone già qualificate, come militari in congedo, tecnici, ex guardie giurate, volontari in ferma prefissata, personale civile con competenze utili e persino medici in pensione. Il numero iniziale ipotizzato si aggira intorno alle diecimila unità, ma il Parlamento deciderà l’entità definitiva.

Nuova leva volontaria: che cosa prevede davvero la nuova riserva ausiliaria dello Stato (Crypto.it)

L’obiettivo consiste nel costruire una forza “on demand”, addestrata ciclicamente e capace di fornire supporto durante guerre, calamità naturali o crisi internazionali. L’esperienza della pandemia ha mostrato quanto la sicurezza nazionale possa dipendere da poche figure chiave e quanto serva una struttura in grado di attivarsi rapidamente. La riforma propone quindi un modello flessibile, costruito sulla professionalità e non sull’obbligo, con un ruolo chiaramente distinto dal fronte operativo.

Il progetto nasce dal riconoscimento che la guerra contemporanea non ha più confini netti. I droni, i sistemi digitali e la manipolazione informatica richiedono competenze specifiche, impossibili da improvvisare in pochi mesi di servizio. Per questo il Ministero ha ribadito più volte che la leva obbligatoria non verrà reintrodotta: non avrebbe senso impiegare ragazzi privi di esperienza in contesti dominati dalla tecnologia.

Perché il Governo vuole rafforzare la Difesa e quale ruolo avranno i giovani

Accanto alla creazione della riserva, emerge un altro nodo centrale: l’attuale limite normativo di 170.000 unità per le Forze armate si scontra con un organico reale di circa 160.000 militari, ritenuto ormai insufficiente. In questo scenario si inserisce anche il coinvolgimento dei giovani, soprattutto quelli competenti in informatica, telecomunicazioni e sistemi digitali.

Il percorso tradizionale delle Forze armate difficilmente attrae figure come hacker o analisti di sistema, ma una leva volontaria e flessibile potrebbe creare un ponte tra il mondo civile e quello militare. Non servono titoli accademici specifici: ciò che conta è il valore delle competenze diffuse nel Paese e la possibilità di impiegarle in caso di necessità.

L’idea richiama alcuni modelli europei, tra cui quello svizzero, dove la riserva include fasce di popolazione fino ai cinquant’anni e offre un contributo costante alla sicurezza dello Stato. Sebbene il contesto italiano sia diverso, la direzione sembra essere quella di un sistema capace di adattarsi e di integrare professionalità eterogenee senza appesantire gli organici con obblighi generalizzati.

Riepilogo In breve del nuovo progetto sulla leva militare

– Nessun ritorno della leva obbligatoria.
– Introduzione di una leva volontaria e flessibile.
– Creazione di una nuova riserva ausiliaria composta da persone già qualificate.
– Supporto alle Forze armate in emergenze, crisi e necessità operative.
– Aumento del fabbisogno di personale con competenze tecnologiche e cyber.
– Possibile coinvolgimento dei giovani esperti digitali tramite percorsi volontari.
– Modello ispirato alle esigenze attuali e alle nuove forme di conflitto.

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