Il futuro dell’assegno di inclusione è al centro di un acceso dibattito politico ed economico. Voci sempre più insistenti parlano di una possibile abolizione del sussidio a partire da gennaio 2026. Ma cosa c’è di vero? Chi lo percepisce deve davvero prepararsi a dire addio a questo sostegno economico?
Negli ultimi mesi il panorama dei sussidi statali è diventato sempre più instabile. Tra modifiche, revisioni e riforme annunciate, molti beneficiari si chiedono se il proprio sostegno sarà ancora garantito nei prossimi mesi. L’assegno di inclusione, introdotto per supportare i nuclei familiari in difficoltà economica, è spesso stato oggetto di critiche, aggiustamenti e confronti. Le ultime notizie, circolate sia sui media che nei documenti governativi, parlano di un cambiamento radicale a partire dal 2026.
Le reazioni non si sono fatte attendere, tra chi teme tagli drastici e chi cerca conferme ufficiali. Il nome stesso della misura è ormai parte del linguaggio quotidiano di molte famiglie italiane. Ed è proprio per questo che l’eventualità di un stop all’assegno genera confusione e incertezza. Ma quali sono le fonti di questa notizia? E soprattutto, esistono già indicazioni ufficiali?
Secondo quanto riportato da InvestireOggi e ripreso da testate come Il Sole 24 Ore, l’attuale governo avrebbe inserito nella bozza della legge di bilancio 2026 un’ipotesi di revisione totale dei sussidi per l’inclusione sociale. In particolare, si parla della possibilità di abolire l’assegno di inclusione per come lo conosciamo oggi, a partire da gennaio 2026. La misura, attiva dal 1° gennaio 2024, ha sostituito il reddito di cittadinanza per una platea più ristretta, basata su condizioni familiari specifiche, tra cui la presenza di minori, disabili o anziani over 60.
Il possibile addio al beneficio rientra in una più ampia riforma del sistema assistenziale, finalizzata – secondo fonti interne al MEF – a razionalizzare la spesa pubblica e a rendere i sostegni più legati all’inserimento lavorativo. Alcuni documenti tecnici emersi nei tavoli di lavoro parlamentari parlano di un nuovo strumento “universale” in fase di studio, ma senza dettagli precisi su tempistiche e requisiti. Va sottolineato che, al momento, non esiste alcun provvedimento ufficiale approvato che stabilisca la cancellazione dell’assegno. Tuttavia, il clima di incertezza è aumentato dopo che, durante un’audizione alla Camera, esponenti dell’esecutivo hanno parlato della necessità di “superare le misure attuali”.
Per chi attualmente riceve l’assegno di inclusione, è importante sapere che il pagamento continuerà regolarmente almeno fino alla fine del 2025, come confermato dall’INPS nei suoi ultimi aggiornamenti. Non è previsto alcun blocco automatico o sospensione improvvisa. Tuttavia, se la nuova legge di bilancio 2026 dovesse includere realmente la cancellazione del sussidio, le famiglie coinvolte dovranno seguire nuove modalità di accesso ad eventuali strumenti alternativi.
Nel frattempo, è fondamentale restare aggiornati attraverso canali ufficiali come il portale INPS, il sito del Ministero del Lavoro e fonti giornalistiche affidabili. Gli esperti di politiche sociali, come evidenziato anche dal Censis, sottolineano l’importanza di non agire d’impulso e di attendere chiarimenti ufficiali prima di intraprendere modifiche al proprio status o alla propria richiesta. Chi ha già fatto domanda e rispetta i requisiti continuerà a percepire l’importo mensile, che può arrivare fino a 500 € per il nucleo, più una possibile integrazione per l’affitto. L’eventuale revisione del 2026 potrebbe modificare questi importi o ridefinire completamente i criteri d’accesso, ma ad oggi si è ancora nella fase delle ipotesi.
Anche i Centri per l’impiego, coinvolti nel percorso di attivazione sociale e lavorativa previsto dalla misura, non hanno ricevuto alcuna direttiva ufficiale sul termine del programma. Questo significa che i progetti individuali in corso devono essere portati avanti regolarmente. Se si riceve comunicazione di cambiamenti o sospensioni, è bene verificarne l’autenticità e rivolgersi agli sportelli territoriali o al proprio CAF di riferimento. In un contesto così fluido, la parola chiave è una sola: attenzione.
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