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Investimento e Trading

I migliori BTP: come può trasformare una perdita in un vantaggio fiscale inaspettato

Pubblicato da
Gerardo Marciano

Cosa succede quando un titolo di Stato, invece di garantire solo un rendimento costante, apre la strada a un vantaggio fiscale che pochi conoscono? Non sempre la cedola è l’unico elemento da considerare: dietro le quotazioni e le scadenze si nasconde un meccanismo che può trasformare una perdita programmata in un beneficio inatteso.
È una dinamica che mette insieme numeri, regole fiscali e strategie di investimento, dando vita a scenari che vanno oltre il semplice calcolo del guadagno.

Il punto interessante è che ciò che appare come uno svantaggio immediato diventa, se gestito correttamente, uno strumento per alleggerire il carico delle imposte future.
Un tema che non riguarda solo grandi portafogli, ma chiunque voglia comprendere come sfruttare appieno i dettagli delle norme che regolano i titoli di Stato.

Come un BTP può trasformare una perdita in un vantaggio fiscale inaspettato-crypto.it

Chi osserva i movimenti dei BTP si concentra spesso sulla cedola: quanto rende e con quale regolarità verrà pagata. Tuttavia, quando un titolo viene acquistato sopra la pari, significa che a scadenza verrà rimborsato a un valore inferiore al prezzo di acquisto. Questo porta inevitabilmente a una perdita in conto capitale.
Ciò che sorprende è che tale perdita, grazie alle regole fiscali italiane, può essere utilizzata in modo strategico. Non si tratta quindi solo di un rendimento immediato, ma di un’opportunità per costruire una pianificazione a lungo termine.
Le oscillazioni dei mercati e la normativa vigente, se combinate, offrono la possibilità di trasformare un apparente svantaggio in un vantaggio concreto. Ed è proprio in questo incrocio che il confronto tra i BTP 2034 diventa illuminante.

I numeri nascosti dietro i BTP 2034

Il BTP 3,85% luglio 2034 oggi quota 103,37. A scadenza sarà rimborsato a 100, generando una perdita di 3,37 euro ogni 100 nominali. Nonostante questa perdita, il rendimento effettivo resta competitivo: 3,43% lordo, che corrisponde a circa 2,95% netto. La sua duration modificata è pari a 7,33, il che lo rende più sensibile ai movimenti dei tassi di interesse.

I numeri nascosti dietro i BTP 2034-crypto.it

Il BTP 4,20% marzo 2034, invece, quota a 106,25. Anche in questo caso il rimborso sarà a 100, con una perdita finale di 6,25 euro ogni 100 nominali. Il rendimento effettivo risulta leggermente inferiore rispetto al precedente: 3,38% lordo e 2,86% netto. La sua duration è più contenuta, pari a 6,93, e questo lo rende meno vulnerabile alle variazioni dei tassi.

Entrambi i titoli appartengono alla categoria delle obbligazioni di Stato, con tassazione agevolata al 12,5% sulle cedole. Ma la vera differenza emerge proprio nella perdita di capitale: più contenuta nel caso del BTP 3,85% e più significativa per quello con cedola 4,20%. Questa distinzione, che può sembrare marginale, diventa fondamentale quando entra in gioco il lato fiscale.

Il lato fiscale: da perdita a vantaggio

Immaginiamo un investimento di 10.000 euro nel BTP 4,20% marzo 2034. Con un prezzo di 106,25, le cedole annuali sono pari a 420 euro lorde, cioè circa 367,5 euro nette. Alla scadenza si registra però una perdita di capitale di 625 euro. Questa perdita non è un semplice dato contabile: rientra nella categoria delle minusvalenze, utilizzabili per compensare guadagni futuri tassati al 26%, come quelli derivanti da azioni, ETF o obbligazioni societarie. In termini concreti, significa un risparmio fiscale potenziale di 162,5 euro.

Con il BTP 3,85% luglio 2034, la perdita è più contenuta, pari a 337 euro. In questo caso, il beneficio fiscale massimo si riduce a circa 87 euro. Il confronto dimostra quindi che il titolo con cedola più alta, pur avendo un rendimento netto leggermente inferiore, offre un margine fiscale maggiore da sfruttare.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, le minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze di natura finanziaria tassate al 26% entro il quarto anno successivo a quello di realizzazione. Questo rende la scelta del BTP 4,20% particolarmente interessante per chi ha già in portafoglio strumenti soggetti a tassazione ordinaria o prevede di realizzare plusvalenze future.

La riflessione finale non riguarda solo quale titolo renda di più, ma quale si adatti meglio agli obiettivi di chi investe. C’è chi preferisce un ritorno immediato e chi, invece, trova valore nella possibilità di sfruttare una perdita programmata come leva fiscale. Non è forse proprio questa prospettiva a rendere affascinante l’idea che un BTP possa trasformare una perdita in un vantaggio fiscale inaspettato?

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