Oggi l’età pensionabile per tutti i lavoratori è di 67 anni di età avendo accumulato minimo 20 anni di contributi. Cosa accadrà nel 2027?
La pensione di vecchiaia è la forma di pensionamento dedicata a tutti i lavoratori senza penalizzazioni. Permette di lasciare il mondo del lavoro al compimento dei 67 anni di età con 20 anni almeno di contributi accumulati. Questo traguardo è destinato a cambiare a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita.
In Italia l’età pensionabile è direttamente correlata all’aspettativa di vita. Più cresce la durata media della popolazione più si allungano i tempi di pensionamento per i lavoratori. Di solito l’adeguamento scatta ogni due anni ma negli scorsi anni c’è stata un’interruzione legata al Covid. Durante la pandemia, infatti, la speranza di vita è diminuita e ora ci sono dei mesi da recuperare che manterranno la pensione di vecchiaia fissa a 67 anni per tutto il 2026.
Nel 2027, invece, scatterà l’adeguamento e considerando che dopo il Covid la speranza di vita è ritornata a crescere l’età pensionabile aumenterà fino a 67 anni e tre mesi. Continuando così nel 2055 si potrebbe dover andare in pensione solo al raggiungimento dei 70 anni. Il Governo ha in mente un blocco dell’età pensionabile.
Tenendo conto del periodo della Pandemia e dell’incremento delle aspettative di vita prima e dopo l’emergenza sanitaria, nel 2027 si potrà andare in pensione a 67 anni e tre mesi. Il Governo, però, potrebbe cambiare queste previsioni. In che modo? Non agendo perché l’aumento dell’età pensionabile deve essere previsto da un apposito Decreto, se manca lo scatto non avverrà automaticamente.
Il Decreto, nello specifico, può confermare l’aumento oppure bloccarlo e sembrerebbe essere proprio quest’ultima l’intenzione del Governo per il 2027. Una decisione per certi versi incomprensibile perché la sostenibilità del sistema previdenziale è a rischio, ci sono troppi pensionati e pochi lavoratori. Ritardare l’uscita dal mondo del lavoro, dunque, dovrebbe essere una priorità per lo Stato e invece qui si parla di un’azione totalmente contraria.
Se l’età pensionabile non dovesse aumentare più lavoratori andranno in pensione e gli assegni da pagare cresceranno. Entro pochi anni mancherebbero le risorse per versare tutte queste pensioni e si rischierebbe il collasso dell’intero sistema. Ma questa probabilmente sarà una questione a cui si penserà successivamente oppure riducendo il numero di scivoli di pensionamento anticipato per bilanciare le perdite. Al momento il Governo sembra intenzionato ad evitare penalizzazioni per chi è vicino alla pensione di vecchiaia forse a discapito di chi vorrà andare in pensione anticipata.
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