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Evita errori nel 730: non tutti i bonus sono esenti

Pubblicato da
Gerardo Marciano

Un bonus può sembrare un regalo, ma non sempre lo è davvero. Alcuni sostegni statali, infatti, finiscono per influire sul tuo reddito dichiarato e, di conseguenza, sulle tasse da pagare. E quando arriva il momento del 730, bisogna fare attenzione.
Molti cittadini ricevono indennità, pensioni o aiuti economici convinti che siano “fuori dal radar del Fisco”. Ma è sempre così? Alcuni bonus non fanno reddito, altri invece sì.

Compilare correttamente il modello 730 può sembrare una banalità, ma non lo è affatto quando si parla di bonus e reddito imponibile. Piccole distrazioni possono trasformarsi in problemi più grandi di quanto immagini.

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Ti è mai capitato di ricevere un bonus e chiederti se fosse da inserire nel modello 730? È una domanda che in tanti si fanno. I sostegni statali sono tanti, diversi tra loro, e cambiano di anno in anno. Alcuni sono del tutto esenti, altri invece finiscono per aumentare il reddito imponibile, cioè la base su cui vengono calcolate le imposte.

La differenza non è sempre chiara. Anche se provengono dallo Stato o dall’INPS, non tutti i bonus hanno lo stesso peso fiscale. E per evitare errori, è importante sapere quali vanno dichiarati e quali no. Anche perché sbagliare, per omissione o per eccesso, può significare rimborsi da restituire, multe o controlli fiscali. E a quel punto non è più solo una questione di moduli.

I bonus che fanno reddito (e finiscono nel 730)

Ci sono bonus che, per legge, sono considerati redditi imponibili e quindi devono essere indicati nel modello 730. È il caso della NASPI, l’indennità di disoccupazione. Anche se nasce per aiutare chi perde il lavoro, è trattata fiscalmente come un reddito da lavoro dipendente e quindi tassata.

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Lo stesso vale per l’assegno ordinario di invalidità (IO), rivolto a chi ha una capacità lavorativa ridotta per motivi di salute. Nonostante la finalità assistenziale, viene assimilato a un trattamento pensionistico e va inserito nel 730.

Un altro caso importante è quello dell’ex “bonus Renzi”, oggi parte del trattamento integrativo. Deve essere sempre dichiarato, perché può essere soggetto a restituzione se il reddito complessivo supera certe soglie.

Questi bonus vanno dichiarati non solo per dovere di trasparenza, ma anche per evitare errori nel calcolo delle imposte o nell’erogazione di altri benefici fiscali.

I bonus che non fanno reddito (e ti lasciano tranquillo)

Fortunatamente, non tutti gli aiuti ricevuti devono essere segnalati al Fisco. Alcuni hanno natura puramente assistenziale e sono esenti da tassazione. La pensione di invalidità civile è uno di questi: viene erogata a chi è totalmente inabile al lavoro e in difficoltà economiche, e non va dichiarata nel 730.

Anche l’indennità di accompagnamento, pensata per chi non può muoversi da solo o ha bisogno di assistenza continua, non rientra tra i redditi imponibili. Il suo importo, quindi, non influisce sulla dichiarazione dei redditi.

Stesso discorso per altri bonus come l’assegno unico per i figli a carico, il bonus psicologo o il contributo per le colonnine elettriche domestiche. Sono tutte misure che non vanno indicate nella dichiarazione, perché escluse dal calcolo IRPEF.

Capire la distinzione tra questi due gruppi non è sempre facile, ma è fondamentale per evitare errori. Un errore nel 730 può significare dover restituire soldi o vedersi negare altri benefici. Il consiglio? In caso di dubbio, meglio rivolgersi a un CAF o a un consulente.

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