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Bitcoin potrebbe diventare inutilizzato senza rendimento: ecco cosa stanno facendo i grandi investitori

Pubblicato da
Pasquale Antoniacci

Bitcoin e la tassa silenziosa: per gli investitori istituzionali non basta più HODLare. Senza un rendimento, detenere BTC comporta costi nascosti e opportunità mancate. Il mercato si adatta, e nascono nuovi fondi pensati per offrire yield su asset digitali. Il cambiamento è già in atto.

Per anni, il mantra “HODL” ha rappresentato lo spirito di chi investe in Bitcoin: tenere a lungo termine, ignorando la volatilità, nella convinzione che il tempo premierà i più pazienti. Ma per i grandi investitori, soprattutto quelli istituzionali, la questione si sta facendo più complessa. Detenere Bitcoin senza un ritorno attivo sul capitale è diventato sempre più difficile da giustificare in portafoglio, soprattutto in un contesto dove altri asset offrono rendimenti concreti. È da qui che nasce il concetto di “tassa silenziosa”, espressione che si riferisce a tutti i costi impliciti e opportunità perse legati al detenere un asset non produttivo.

Bitcoin potrebbe diventare inutilizzato senza rendimento – crypto.it

Il riferimento non è solo alle commissioni di custodia, all’assicurazione o ai costi di compliance. Il punto cruciale è il costo opportunità: ogni dollaro parcheggiato in Bitcoin che non genera alcun rendimento è un capitale potenzialmente inattivo. E nel mondo istituzionale, l’inattività ha un costo ben preciso.

Coinbase e gli altri: ecco i primi fondi Bitcoin a rendimento fisso

Le risposte del mercato non si sono fatte attendere. Il 1° maggio 2025 Coinbase Asset Management lancerà ufficialmente il suo Coinbase Bitcoin Yield Fund, come annunciato in una nota ufficiale. Si tratta di un fondo riservato a clienti istituzionali, pensato per offrire un rendimento annuo netto tra il 4% e l’8% in Bitcoin, utilizzando strategie come il cash-and-carry arbitrage. Questo meccanismo prevede l’acquisto di Bitcoin sul mercato spot e la vendita simultanea di contratti futures a prezzo superiore, incassando la differenza a scadenza. Un modo sofisticato per generare yield su un asset che altrimenti rimarrebbe fermo.

Anche altri operatori stanno seguendo la stessa direzione. Financial News London riporta che Hilbert Capital, in collaborazione con Xapo Bank, ha lanciato un fondo da 180 milioni di dollari focalizzato su prestiti in Bitcoin. L’obiettivo? Offrire rendimento agli investitori tramite operazioni di credito, mantenendo l’esposizione all’asset digitale. Si tratta di una strategia molto simile a quella già vista nel mercato obbligazionario, ora adattata all’universo crypto.

Coinbase e gli altri: ecco i primi fondi Bitcoin a rendimento fisso – crypto.it

Questo nuovo scenario rappresenta un’evoluzione fondamentale. Gli investitori istituzionali, come fondi pensione, gestori patrimoniali e assicurazioni, cercano veicoli regolamentati e prevedibili per allocare capitale. La sola narrativa della scarsità di Bitcoin o del suo ruolo come “oro digitale” non basta più. Serve rendimento, e il mercato si sta rapidamente organizzando per offrirlo.

La fine del Bitcoin statico? Per le istituzioni conta solo il rendimento

Il concetto di Bitcoin come asset passivo è sempre meno sostenibile nel contesto attuale. Come sottolinea Coinbase, “i clienti istituzionali ci dicono chiaramente che non possono più giustificare l’immobilità dei loro asset crypto”. Questo significa che holding statico sta lasciando spazio a nuove strategie attive, dove Bitcoin diventa componente produttiva all’interno del portafoglio.

Con l’arrivo di prodotti come ETF spot e fondi a rendimento, il mercato evolve e con esso le aspettative degli investitori. La domanda di yield non riguarda solo la performance: rappresenta una trasformazione strutturale nella percezione stessa di cosa debba essere un asset digitale maturo. Se il futuro di Bitcoin passerà davvero per l’adozione istituzionale, il suo impiego dovrà essere sempre più efficiente, remunerativo e integrato nelle logiche della finanza tradizionale.

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