I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti riaccendono i timori di tensioni commerciali globali. In questo contesto incerto, Amundi ha delineato una strategia di investimento attenta e differenziata, capace di rispondere ai diversi impatti regionali delle politiche protezionistiche.
L’annuncio di nuove tariffe doganali da parte dell’amministrazione Trump ha riaperto il dibattito su possibili conseguenze per l’economia globale. L’effetto dei dazi, secondo Amundi, sarà asimmetrico, con l’Asia particolarmente esposta, mentre regioni come l’America Latina potrebbero subire impatti più contenuti. L’asset manager europeo, in una recente analisi riportata dal sito ufficiale, stima che la crescita globale potrebbe subire un rallentamento dello 0,2–0,3%, mentre l’inflazione potrebbe aumentare di circa 0,3%, a seconda dell’area geografica e dell’intensità delle misure adottate.
Per contrastare gli effetti più critici di questo scenario, Amundi propone una strategia di asset allocation flessibile, con un’elevata attenzione alla diversificazione e alla qualità degli asset selezionati. Sul fronte obbligazionario, la società suggerisce di rafforzare l’esposizione ai Bund tedeschi, considerati un bene rifugio in fasi di forte incertezza. Particolare attenzione viene anche rivolta alle obbligazioni indicizzate all’inflazione, che possono contribuire a proteggere i portafogli da una possibile accelerazione dei prezzi al consumo.
Nel comparto azionario, Amundi mantiene una posizione neutrale sugli Stati Uniti, dove le valutazioni elevate e le incertezze legate alla direzione delle politiche fiscali e monetarie rendono più complessa una lettura positiva. In Europa, invece, si evidenziano opportunità più interessanti, in particolare nei settori difensivi come la sanità e i beni di consumo di base, che offrono maggiore resilienza in caso di rallentamento della crescita.
Nei mercati emergenti, Amundi adotta un approccio selettivo. Le economie asiatiche, in particolare la Cina, risultano più vulnerabili alle conseguenze delle nuove tariffe, mentre regioni come l’America Latina mostrano segnali di maggiore stabilità e potrebbero rappresentare una componente interessante in un portafoglio ben diversificato. L’analisi del rischio paese e dell’esposizione al commercio globale è, secondo Amundi, un passaggio cruciale per identificare le aree in cui è ancora possibile generare rendimento senza assumere rischi eccessivi.
Infine, l’asset manager suggerisce di valutare un’esposizione selettiva agli asset reali, in particolare alle materie prime. In un contesto di dazi e possibili interruzioni nella catena di approvvigionamento, asset come il petrolio potrebbero contribuire a contenere l’impatto dell’inflazione sui portafogli. Anche in questo caso, la parola chiave resta la flessibilità: un posizionamento dinamico e ben calibrato può fare la differenza in uno scenario di crescente complessità geopolitica e commerciale.
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