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Categorie: News

L’Inps può davvero chiederti di ridare tutto indietro? La risposta ti sorprenderà

Pubblicato da
Gerardo Marciano

Potresti ritrovarti a dover restituire la disoccupazione: succede anche a chi pensa di essere in regola. E la storia di Nicola lo dimostra. In pochi sanno che basta un piccolo errore per far scattare la richiesta di rimborso da parte dell’Inps.

Ma cosa succede davvero quando arriva quella comunicazione inaspettata? E soprattutto: come ci si difende? Una parola chiave: attenzione. E magari un buon patronato.

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Quando ti arriva una lettera dell’Inps che ti chiede di restituire la Naspi, l’effetto è simile a una doccia gelata. Magari sei ancora in cerca di lavoro, e quell’assegno è l’unica entrata. Eppure succede, anche a chi è convinto di aver rispettato tutte le regole.

È il caso di Nicola. Dopo aver perso il lavoro, ha richiesto la Naspi e ha tirato avanti per qualche mese. Poi, un contratto occasionale di poche ore. Pensava non fosse nulla di rilevante. Invece, qualche mese dopo, una comunicazione ufficiale: l’Inps pretendeva indietro oltre 3.000 euro. Motivo? Mancata comunicazione di un nuovo impiego, seppur minimo. Un dettaglio che si è trasformato in un incubo.

In confusione, Nicola si è rivolto al CAF. Ed è lì che ha scoperto che basta davvero poco perché la Naspi venga considerata indebitamente percepita. Una semplice dimenticanza può diventare un problema serio, e a volte il sistema non perdona, anche quando si agisce in buona fede.

Quando la Naspi può diventare un problema (anche se non te l’aspetti)

Non serve una frode per finire nel mirino dell’Inps. A volte è un errore di calcolo, altre una comunicazione mancata o in ritardo. E l’ente, quando rileva un’irregolarità, procede con il recupero degli importi.

Quando la Naspi può diventare un problema (anche se non te l’aspetti)-crypto.it

La Naspi, infatti, è vincolata a requisiti chiari: se si trova un nuovo lavoro, anche part-time o occasionale, bisogna comunicarlo tempestivamente. Se non lo si fa, anche involontariamente, si rischia grosso. E non importa quanto si guadagni: l’ente può comunque chiedere il rimborso.

Nicola non aveva intenzione di nascondere nulla. Ma non aveva capito che quel contratto, seppur di poche ore, andava segnalato. Il CAF ha raccolto tutta la documentazione e ha inoltrato ricorso. Dopo settimane di attesa, l’Inps ha accolto le sue ragioni e ha annullato la richiesta.

Ma non sempre va così. Alcuni cittadini, per ignoranza o paura, pagano senza contestare. Altri, non riuscendo a restituire tutto in una volta, chiedono una rateizzazione. E se il debito è consistente, l’ente può agire legalmente per il recupero.

Per fortuna esiste la possibilità di fare opposizione entro 90 giorni dalla notifica. E in casi estremi, si può ricorrere anche al tribunale. Ma serve essere preparati, avere le prove giuste e sapere come muoversi.

Alla fine, la Naspi è un diritto, ma anche una responsabilità. Basta una dimenticanza per trasformare un aiuto in un peso. b

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