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Economia

Stangata sulle pensioni: ecco chi perde di più dopo la nuova sentenza della Corte Costituzionale

Pubblicato da
Gerardo Marciano

Come la recente sentenza della Corte Costituzionale ha confermato i tagli alle pensioni più elevate, mentre Daniele e Francesca si interrogano su come questo influenzerà sul loro futuro finanziario.

Daniele e Francesca, una coppia di pensionati di lunga data, hanno sempre vissuto con attenzione alle loro finanze, contando su una pensione che permettesse loro di mantenere un tenore di vita dignitoso.

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Negli ultimi tempi, però, hanno sentito parlare di cambiamenti nella rivalutazione delle pensioni e se sono chiesti come queste modifiche possano influire sul loro bilancio familiare.

La recente decisione della Corte Costituzionale ha confermato la legittimità dei tagli alla rivalutazione delle pensioni più alte, una misura introdotta dal governo per contenere la spesa pubblica e sostenere le fasce più deboli. Ciò significa che gli assegni pensionistici di importo superiore a quattro volte il minimo INPS subiranno una riduzione nell’adeguamento all’inflazione.

Cosa significa la sentenza della Corte Costituzionale per i pensionati

La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi contro il meccanismo di riduzione della rivalutazione automatica delle pensioni più elevate, introdotto nella Manovra 2023.

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Tuttavia, con la norma confermata dalla Corte Costituzionale, questa rivalutazione non sarà uguale per tutti, ma verrà ridotta progressivamente per chi ha pensioni più alte.

Ecco come funziona:

Le pensioni fino a 4 volte il minimo INPS (circa 2.101 euro nel 2023) avranno un adeguamento pieno all’inflazione.

Le pensioni tra 4 e 5 volte il minimo riceveranno una rivalutazione ridotta (ad esempio, solo l’85% dell’inflazione).

Più la pensione è alta, minore sarà la percentuale di rivalutazione , con un taglio che può arrivare fino al 32% per le pensioni più elevate .

In parole semplici, chi ha una pensione più alta vedrà crescere il proprio assegno meno rispetto all’inflazione rispetto a chi percepisce pensioni più basse. L’obiettivo del governo è quello di ridistribuire le risorse, destinando una maggiore tutela a chi ha assegni più bassi e limitando l’aumento per chi ha già una pensione più consistente.

L’obiettivo dichiarato è quello di salvaguardare le pensioni più basse, destinando maggiori risorse a chi ne ha più bisogno.

Per Daniele e Francesca, che percepiscono una pensione complessiva di circa 3.000 euro al mese, questo si traduce in un adeguamento meno coerente rispetto all’acquisto. In pratica, mentre le pensioni fino a quattro volte il minimo INPS continueranno a essere rivalutate al 100% dell’inflazione, quelle superiori vedranno una percentuale di rivalutazione ridotta. Ad esempio, per una pensione di 3.000 euro, l’aumento sarà inferiore rispetto a chi percepisce 2.000 euro, poiché la parte eccedente i 2.101 euro sarà soggetta a una rivalutazione minore.

L’impatto concreto sui bilanci familiari

Per Daniele e Francesca, questo significa dover rivedere alcune delle loro spese. Se prima si poteva contare su un adeguamento completo all’aumento, ora l’incremento annuale della loro pensione sarà più contenuto. Questo potrebbe influire su diverse voci del bilancio familiare, come le spese per la salute, le utenze domestiche o le piccole attività ricreative a cui eravamo abituati.

La CGIL ha espresso preoccupazione riguardo a questa misura, sottolineando come possa erodere il potere d’acquisto dei pensionati con assegni medio-alti. Secondo il sindacato, l’utilizzo delle pensioni come strumento per contenere la spesa pubblica potrebbe penalizzare ingiustamente chi ha contribuito per anni al sistema previdenziale.

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