Pensione a 62 anni nel prossimo anno, ecco quali sono i requisiti richiesti per poter accedere al trattamento pensionistico.
Pensione, il traguardo agognato da tutti i lavoratori dipendenti e autonomi che siano. Un traguardo he appare naturale, ma che purtroppo stante l’attuale situazione previdenziale italiana diventa più complicato del previsto. Non casualmente si parla di riforma del sistema pensionistico come uno dei temi principali all’ordine del giorno nell’agenda di tutte le forze politiche.
Tuttavia nonostante gli sforzi, una riforma complessiva del sistema previdenziale appare al momento non proponibile per i costi e le spese ingenti che comporterebbe alle casse dello Stato. Attualmente il sistema è regolato sulla base della riforma Fornero che pone rigidi paletti all’ingresso in pensione, con un conteggio contributivo di quanto versato negli anni di lavoro.
Oggi la pensione è raggiungibile in varie modalità che derogano all’impianto Fornero. Le possibilità per questo sistema sono la pensione di vecchiaia a 67 anni di età e 20 di contributi, quella anticipata contributiva a 64 anni di età, 20 di versamenti e un assegno pensionistico pari a 2,8 volte quello sociale.
Esistono però delle deroghe a questi sistemi, introdotti proprio per creare maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro verso la pensione. Tra questi sistemi c’è quello definito quota 103, che anche per il prossimo anno consentirà di andare in pensione a 62 anni, ma con requisiti più stringenti di quelli passati. Innanzitutto il requisito anagrafico accennato, con 41 anni di contributi versati.
Ma qui iniziano le dolenti note: rispetto al passato, nel 2024 il calcolo dell’assegno previdenziale sarà effettuato interamente con il sistema contributivo, molto più svantaggioso per il lavoratore, con una riduzione dell’importo pari al 30-35 per cento. Le finestre di uscita sono molto più lunghe: 7 mesi per un lavoratore del settore privato e 9 mesi per uno del pubblico. Significa che occorrerà aspettare quasi un anno prima che sia liquidato il primo assegno.
L’assegno pensionistico mensile non potrà essere superiore più di 4 volte del trattamento minimo Inps. Quota 103 quindi assume delle caratteristiche molto svantaggiose per chi voglia sfruttarla anche rispetto altre forme di pensione anticipata. Per esempio la formula che prevede 41 anni e 10 mesi di contributi (per le donne) e 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) al di là dell’età anagrafica.
Quindi quota 103 consente la pensione a 62 anni, ma con requisiti che la rendono poco appetibile per chi non ha una condizione economica che gli permetta di affrontare la riduzione dell’assegno pensionistico ed è fortemente determinato a lasciare il lavoro.
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